"FiloPolitica"

venerdì, 23 gennaio 2009

La Politica governante e i problemi della rappresentanza

Come non condividere il richiamo del presidente della Camera alla difesa della centralità del Parlamento, quale luogo della rappresentanza, nelle scelte legislative e contro le pulsioni “governiste” rappresentate dal ricorso sistematico al “voto di fiducia”. Fa sorridere, però, che giunga da chi, al momento del suo insediamento, definì auspicabile il tendere verso “una democrazia più rappresentativa e più governante”.

L’espressione di Fini è un curioso ossimoro, che in sostanza, però, sottintende che la “governabilità” sia il fine dell’azione politica e, per mutuazione, anche dell’intero universo democratico. Ovviamente, l’idea della “democrazia governante” non trova sostenitori solo da una parte, ed in essa anche lo stesso sistema elettorale ha senso solo se ha per oggetto la scelta del governo (si legga “voto utile”).

All’organo di governo, in tale visione, è logico ipotizzare di trasferire quanto più potere possibile, svincolandolo, contemporaneamente, da tutte le interferenze: anche da quelle della rappresentanza. E, poiché l’esecutivo è espresso solo dalla parte maggioritaria, non è più l’intera assemblea elettiva, attraverso processi di sintesi e mediazione, ad indicare e decidere il da farsi, ma solo la parte maggioritaria.

Questo in astratto. Perché in concreto l’esecutivo ha una composizione ancora più ristretta e meno rappresentativa, e siccome è questo a dettare le scelte poi ratificate dalla parte maggioritaria della rappresentanza, allora è con esso che va ad identificarsi la meta ed il fine della politica e della democrazia governanti.

Gli esecutivi divengono, quindi, una sorta di Cda guidati da amministratori delegati che solo formalmente dipendono dall’assemblea dei soci (la parte rappresentativa), in un progressivo processo di imposizione dei modelli dell’impresa alle forme dell’agire politico. Una prospettiva in cui i poteri, anche quelli di indirizzo, si spostano verso l’organo esecutivo da quello rappresentativo, dove il bilancio diventa lo strumento di valutazione dell’efficacia e della validità della politica, e dove, dato che i temi della rappresentanza contano sempre meno rispetto ai risultati del governo, si assiste progressivamente alla sostituzione del vecchio modello politico del mediatore con un “nuovo” ceto manageriale.

In una simile ottica, il pluralismo, da valore di idee frutto dell’eterogeneità della rappresentanza, diviene impiccio, causa di inefficienza, ostacolo, disturbo al manovratore. E diviene “inutile” quella parte della rappresentanza che non esprimere un esecutivo.

Ora, chi teorizza la democrazia governante non può poi indignarsi che l’azione di governo si esplichi solo attraverso decreti legge e voti di fiducia; chi sostiene l’incremento dei poteri in capo ai sindaci ed agli esecutivi, ha poco da lamentarsi se l’azione dei consigli si riduce, di fatto, alla sola ratifica di atti di giunta.

Se il concetto della rappresentanza assume sempre più valori negativi per l’assonanza, indotta, fra pluralità e frammentazione, se l’unico orizzonte della politica è il potere esecutivo, allora le assemblee elettive e rappresentative saranno sempre più svuotate di senso, funzioni e poteri.

Nessuna meraviglia, infine, se i partiti si trasformano in comitati elettorali del “potente” (inteso come detentore del potere esecutivo) di turno. In una logica “governista”, i partiti possono essere solo “degli assessori”. E se pure consiglieri e parlamentari diventano comparse, figuriamoci i semplici militanti; come meravigliarsi della disaffezione verso una tale politica e le sue forme organizzative?

Se la politica non è più strumento della mediazione e luogo della rappresentanza, a rischio non sono solo le sue istituzioni, ma il concetto stesso di democrazia. Se il governo diviene l’unico fine ed il solo ambito dell’agire politico, allora lo stesso concetto di rappresentanza non ha più ragion d’essere. In una tale logica, quando la politica coincide e finisce col governo inteso come luogo delle scelte, non hanno senso concetti come maggioranza e minoranza all’interno degli ambiti rappresentativi, e tutto è delegato agli esecutivi, con il popolo privato del potere di eleggere i propri rappresentanti ed a cui, al massimo, è concesso quello di scegliersi i governanti.

Non voglio concludere con un giudizio di valore su un simile scenario, ma viene spontaneo un interrogativo: un sistema in cui il solo fine della politica è la gestione del potere esecutivo è sicuramente più “governante”; ma si può ancora parlare di democrazia?      

 


scritto da: olitarocco alle ore 06:04 | link | commenti
categorie: politica, filosofia
giovedì, 15 gennaio 2009

Quel mondo dietro i numeri

“Che ne sapevano di questa gente, che ne sanno quelli che ci governano? Ora lassù le montagne sono deserte e franano, anche le piccole chiese sono state rapinate dei loro poveri oggetti d’arte, già ‘arte povera’ diventata mercato per i ricchi. Dalle case abbandonate hanno pure rubato i poverissimi oggetti per fare antiquariato. Nei cimiteri crescono le ortiche e sui monumenti ai caduti i nomi diventano illeggibili. Come sono diventate agre le nostre speranze”.
Queste parole di un racconto di Mario Rigoni Stern, mi sono tornate in mente apprendendo la notizia che Oliveto Lucano non ha più il medico di base, per il pensionamento del dottore che fino ad ora ha assicurato il servizio.
Letta di volata, la notizia ha dell’incredibile: insieme al medico condotto andranno in pensione anche tutti i malanni della popolazione del piccolo centro del materano? Suppongo di no. Ed allora come mai quel posto è vacante? Non si sapeva forse che il dottore sarebbe andato in pensione?
A leggerla meglio però, incastonandola nei fenomeni generali che da anni colpiscono i piccoli paesi, la notizia diventa meno improbabile, più conforme al sistema delle regole attuali; per certi versi più attesa, annunciata. Il medico va in pensione e non si pensa immediatamente alla sua sostituzione perché i numeri non giustificano l’urgenza di tale cambio, forse nemmeno lo stesso servizio.
La politica e le sue scelte, come quelle dell’economia e del mercato (che poi, purtroppo, sono sempre più figlie della stessa scuola di pensiero) si basano sui numeri. Sono i numeri che indirizzano, e spesso “fanno”, le decisioni. I numeri sono insindacabili, ci viene ripetuto, e se non quadrano non ci si può fare nulla. Sembra disarmante nella sua veridicità un tale ragionamento: ma è la più grande di tutte le menzogne che ci sono state raccontate.
E’ una vita che ci costringono a sottostare alla presunta “legge dei numeri”, che si giustificano le scelte in base a questa legge quando poi in effetti essa non ha colpa. La storia che i numeri non quadrano, non sposta la responsabilità della scelta dalla politica (sottoposta a giudizio e quindi valutabile per i risultati) alla matematica (per definizione obiettiva pertanto insindacabile), e quindi non libera gli attori della prima da eventuali colpe per effetto della non opinabilità dei meccanismi della seconda. I numeri di per sé sono un dato, ed in quanto tali non determinano da soli una scelta. La scelta è invece frutto del loro raffronto con il “quadro” di riferimento scelto, da dove deriva poi il valore, la qualità, il significato di quegli stessi numeri. E siccome la definizione del “quadro di riferimento” attiene alla politica, anche le conseguenti scelte dettate dal raffronto con i numeri non saranno insindacabili risultati matematici, ma il frutto di decisioni assunte nella individuazione dei criteri per la composizione di quest’ultimo.
Quindi, per non farla troppo lunga, non ha senso affermare “ce lo impongono i numeri” in relazione alle scelte da fare. Ma soprattutto, quando si sostiene una teoria simile, non si deve dimenticare che “quei” numeri sono persone. Non si tratta di insiemi numerici vuoti, ma di comunità ricche di storia, tradizioni, culture. Un’umanità diffusa, una ricchezza che non si misura in avanzi di bilancio, e che non si può cassare a tavolino perché “non quadra” sullo schema di partita doppia di qualche contabile o politico.
Se progressivamente dai piccoli centri togliamo le rappresentanze simboliche di comunità, per iscriverci sopra i segni di un potere che si manifesta attraverso le leggi dei sistemi aziendali, alla fine metteremo in crisi l’idea stessa di comunità. Togliendo la scuola, l’ufficio postale e gli altri servizi pubblici, il medico, i presidi della sanità, quelli delle forze dell’ordine e delle altre rappresentazioni dello Stato in quanto comunità più ampia dai piccoli centri, si determina lo smarrimento del senso di appartenenza ad una comunità, prima, e si realizza nel sentire degli abitanti di quei centri, dopo, quella situazione ben sintetizzata dal titolo di un libro di racconti ambientati in Italia meridionale di Tahar Ben Jelloun: “Dove lo Stato non c’è”. 
Determinare oggi, per effetto di decisioni che nascondono la faccia dietro la “teoria dei numeri”, la fine dei piccoli comuni determinerà domani, per effetto della stessa logica, la vittoria di coloro che sostennero ieri l’inutilità di una piccola regione come la nostra. E dopodomani, in un’ottica globale di miliardi di esseri umani, quanto sarà forte la voce di una nazione di appena una cinquantina di milioni di abitanti?

scritto da: olitarocco alle ore 15:53 | link | commenti
categorie: politica, libertà di espressione

Questo sito non è una testata giornalistica e non viene aggiornato periodicamente. Pertanto, non è soggetto alle norme della legge 47/78 richiamata dalla legge 62/2001 e successive.

Chi sono

Utente: olitarocco
Nome: Rocco Olita
Sono nato a Stigliano (MT) il 3 luglio del 1977, e attualmente vivo a Roccavione, a pochi chilometri da Cuneo. Ho una laurea in Filosofia, conseguita a Bari nel 2000 e sono specializzato in scienze della comunicazione. Mi occupo di comunicazione per professione, di politica per passione e di filosofia perché non posso farne a meno. E proprio dalle mie passioni, vocazioni e professione nasce l'idea di questo blog: raccogliere, esprimere e, di conseguenza, comunicare, temi ed argomenti legati alla Filosofia ed alla Politica, con un occhio particolare, sotto quest'utlimo profilo, ai temi dell'economia e del lavoro.

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte