"FiloPolitica"

giovedì, 25 dicembre 2008

Auguri

Auguri a tutti da filopolitica, e da me, di buone feste e di un felice anno nuovo.

Sempre pensando che la speranza guidi i passi dell'oggi, metta ordine fra le carte dell'ieri e segni le vie del domani,

Rocco Olita


scritto da: olitarocco alle ore 08:32 | link | commenti
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mercoledì, 10 dicembre 2008

Pericle, Atene, 461 a. C.

Un testo illuminante, di quasi duemilacinquecento anni fa. Una grande lezione: purtroppo dimenticata. Queste parole la Storia ci ha tramandato dei discorsi di Pericle al suo popolo, gli ateniesi del V secolo prima di Cristo.
 
Qui ad Atene noi facciamo così.
Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell'eccellenza.Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l'uno dell'altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private (“ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private”; questa frase fu aggiunta da Paolo Rossi durante una lettura pubblica delle parole di Pericle allo Iovinelli di Roma: credo che qui da noi l’aggiunta di Rossi dia ancora più forza al testo).
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell'universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore. Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così.

scritto da: olitarocco alle ore 18:14 | link | commenti
categorie: politica, storia, filosofia, libertĂ  di espressione
martedì, 09 dicembre 2008

Dunque il trono piegar dovrà sempre all’altare

            Ah, ora capisco cosa significa “paritarie”: con pari diritti, ma non con pari doveri. Altrimenti, se fossero stati uguali gli uni e gli altri, non si sarebbe detto “paritarie”, ma semplicemente “pari”.
            Le scuole paritarie, infatti, hanno gli stessi diritti (compreso quello di ricevere finanziamenti pubblici, sebbene la Costituzione prescriva che la libertà di insegnamento in scuole private debba avvenire senza oneri a carico dello Stato – art. 33) e la stessa dignità, ma non gli stessi doveri. E, pertanto, quando tutte le scuole pubbliche vengono vessate con tagli (che il prossimo anno si sostanzieranno, tra l’altro, in oltre 80 mila insegnanti in meno che ingrosseranno le fila dei senza lavoro italiani, all’anima dell’ottimismo), le paritarie cattoliche sono esonerate dai sacrifici.
            Invece di pagare per i mali del Mondo, o, più modestamente, dell’economia italica, le scuole della Cei si vedranno confermati gli stessi aiuti di Stato degli altri anni. E le difficoltà di bilancio? E la necessità di ridurre le spese? E tutte le bramosie di tagli di “miste no” Tremonti? Sparite, svanite nel nulla, o forse mai esistite. E’ bastata la mini rampogna episcopale et voilà l’argent.
            Hai voglia all’Onda di protestare, agli insegnanti di scioperare. Per loro nulla; ma si può dire di no alle richieste porporate?
            Non basta ai vescovi che lo Stato vada contro la Costituzione finanziando le loro scuole, non basta che l’erario paghi gli insegnanti di religione nelle scuole pubbliche scelti una volta dalla diocesi ed assunti a vita dal ministero, no: non vogliono nemmeno i tagli. Serve altro eminenza?
            Siamo una Nazione strana, dove inoltre ci sono tante coincidenze che sembra il soggetto di una commedia scritta nell’antica Grecia. Nel mentre, infatti, Tremonti faceva marcia indietro sui tagli alle paritarie, dopo le proteste della Cei, alla Scala, per la prima, si dava il Don Carlo di Verdi. Alla fine della seconda scena di quell’opera, il re Filippo dice stizzito al Grand’Inquisitor: “Dunque il trono piegar dovrà sempre all’altare”. Vi chiedo: è ancora così oggigiorno?
 
            P.S.: A proposito di Grecia, ma quella odierna. Credo che gli scontri ad Atene non siano un evento casuale, né isolato. Ho paura che siano un prologo. Temo che ci sia “uno spettro che si aggira per l’Europa”. Non so se sia lo stesso di cui parlavano Marx ed Engels, ma credo che sia il frutto di anni di futuro negato, di precarietà della vita, di sentimenti deprimenti che questa società instilla continuamente nei suoi giovani togliendo loro certezza.  

scritto da: olitarocco alle ore 11:18 | link | commenti (1)
categorie: politica, economia
giovedì, 04 dicembre 2008

Né Villari, né altri: aboliamo la commissione di vigilanza

            Negli ultimi tempi abbiamo assistito ad una stucchevole telenovela legata all’elezione del presidente della commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai.

            Se ne è fatto un caso nazionale, una priorità politica, quasi un’emergenza, quando, credo, ce ne sarebbero state molte altre più importanti.

            Per giorni, settimane, mesi si è discusso sul mancato accordo, sul niet del Pdl ad Orlando, sulla possibile rosa di nomi, fino all’elezione di Villari, con le proteste del Pd ed un neonominato presidente, improbabilmente napoleonico, che con la classica protervia del politico nostrano spiegava urbi et orbi che “Dio me l’ha data, guai a chi me la toglie”.

            Ammetto che anch’io ho cominciato a ragionare sull’argomento. E sono arrivato ad una conclusione diversa dalle molte che affollavano fino a ieri giornali e tv: Villari non può essere presidente di una commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai. Né lui, né altri.

            E’ proprio la commissione che non dovrebbe esistere. Dovrebbe essere la tv a farsi occhio del cittadino e vigilare sulle azioni di parlamento e governo, non il contrario. Il parlamento (non il governo; prometto di tornare sul perché di questa distinzione con un articolo su questo blog) dovrebbe, al massimo, solamente legiferare stabilendo regole chiare per fare informazione garantendo trasparenza ed autonomia.

            Invece qui abbiamo invertito i termini della questione. Si ciancia in tutte le sedi politiche della necessità di liberare la Rai dalla presenza dei partiti, e poi si consente l’esistenza di un organo preposto al controllo sulla tv pubblica in seno alla massima istituzione politica ed eletto palesemente al termine di trattative ed accordi fra partiti.

            Il primo segnale concreto di liberazione della Rai dai partiti sarebbe l’abolizione della commissione parlamentare di vigilanza e, quindi, di tutte le competenze del parlamento sulla tv di stato esercitate attraverso di essa.

            Succederà mai? Non credo. Però sarebbe facilissimo ed immediato da fare: con una semplice modifica tutta interna al “Palazzo”. Ma forse questa è la difficoltà più grande per la politica: intervenire sul “Palazzo” e sulla sua organizzazione.


scritto da: olitarocco alle ore 15:29 | link | commenti (2)
categorie: politica, libertĂ  di espressione
martedì, 02 dicembre 2008

Una card per l’ottimismo

Che strano. Ricordo, quasi fosse un sogno (od un incubo), l’attuale presidente del consiglio ed i suoi atterrirci quotidianamente con storie di crimini, omicidi, furti, inimmaginabili crudeltà commesse ogni giorno in ogni dove.

Ricordo provvedimenti a tolleranza zero, minacce di arresti, espulsioni di massa. Ho visto i militari ai margini delle strade, i poliziotti di quartiere e tutto un immaginario che creava consenso sulla e con la paura. Era solo ieri.

Oggi la Paura “fa paura”, e lo stesso presidente del consiglio ci spinge ora all’ottimismo. E ci dice anche che tutti i mali del Mondo derivano semplicemente dalla nostra paura, che non ci fa consumare. E allora volgiamoci all’ottimismo, all’idea che “tutto va bene, madama la marchesa”. Evviva. Ci dice di spendere e spandere, il sire di Arcore, di non aver più paura, e che tutto va per il meglio, e quello che così non va si aggiusterà comprando e consumando.

Solo che (è una mia impressione) una volta sparso il veleno della paura a reti unificate per vincere le elezioni, è difficile poi tornare indietro. Nemmeno se distribuisci in giro 60 milioni di card per l’ottimismo…

 


scritto da: olitarocco alle ore 17:20 | link | commenti
categorie: politica, libertĂ  di espressione

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Chi sono

Utente: olitarocco
Nome: Rocco Olita
Sono nato a Stigliano (MT) il 3 luglio del 1977, e attualmente vivo a Roccavione, a pochi chilometri da Cuneo. Ho una laurea in Filosofia, conseguita a Bari nel 2000 e sono specializzato in scienze della comunicazione. Mi occupo di comunicazione per professione, di politica per passione e di filosofia perché non posso farne a meno. E proprio dalle mie passioni, vocazioni e professione nasce l'idea di questo blog: raccogliere, esprimere e, di conseguenza, comunicare, temi ed argomenti legati alla Filosofia ed alla Politica, con un occhio particolare, sotto quest'utlimo profilo, ai temi dell'economia e del lavoro.

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