"FiloPolitica"

venerdì, 08 agosto 2008

Elogio dell'arte di strada

L’arte come forma di espressione. L’arte come rappresentazione del mondo, di ciò che si sente. L’arte come momento di condivisione. Potremmo continuare all’infinito nel trovare accezioni con le quali definire l’arte. Ma essa, spesso e ben volentieri, non vuole essere de-finita, non si presta ad una semplice e talvolta sbrigativa catalogazione. Come l’ornitorinco echiano, sfugge alle categorie prestabilite, non si fa prendere, è altro.

Un discorso che per alcune forme di espressione artistica è ancora più vero. Fra queste l’arte di strada rappresenta l’emblema di tale fenomeno. Tanto “emblematica” sotto questo profilo che il suo nome non rimanda ad una pratica o ad un modo di interpretarla, ma nel nominarla ci si riferisce all’unica cosa che di questa forma d’espressione si può dire: il luogo in cui si manifesta.

Non è teatro, non è musica, non è pittura, non è poesia; non è tutte queste cose se s’intende con “è” una de-finizione, una de-limitazione, ma le è nel suo attraversarle, ripensarle, riutilizzarle.

E poi, è un’arte che è il luogo in cui avviene. Strano concetto, quello di una forma di espressione che non si identifica con il prodotto realizzato o con la tecnica usata, ma che fa tutt’uno con il luogo in cui si manifesta. Un’arte di cui è impossibile la differita, che è tale solo se in diretta, solo mentre avviene, nel suo luogo, in quel momento.

Essa si completa e si manifesta nel momento stesso in cui avviene e nella situazione, considerata nel più complesso modo possibile, in cui la performance si svolge. Non è solo un artista che agisce in un luogo, è un arte che, grazie alle capacità dell’artista, agisce “con” il luogo. E’ fondamentale lo spazio, sempre diverso, in cui avvengono le performance. Ma gioca un ruolo significativo e fondamentale anche il pubblico.

Chi osserva l’arte di strada nel suo divenire spettacolo in una piazza, fa esso stesso parte della manifestazione, interagisce ed è “interagito” dal manifestarsi delle espressioni dell’artista. Nell’ambito di quel grande e più generale concetto della democratizzazione dei rapporti, della socializzazione delle esperienze, l’arte di strada si pone come metro e misura di tali fenomeni. Non c’è palco, e questo da’ già un senso nuovo all’esperienza della conoscenza artistica. Lo spettacolo avviene “a livello” del pubblico: uno spettacolo che si fa racconto “fra” conoscenti, che come in un convivio, svolge la parte di un momento ludico e piacevole che intramezza lo svolgersi del corso dei rapporti umani e sociali.

Infine, l’arte di strada sconvolge e ripensa il rapporto con lo spazio, con la città. E’ promozione dello spazio, inteso come la sua riproposizione ai cittadini, la sua riappropriazione da parte degli abitanti e dei visitatori. Una promozione totale, integrale, ma di una “qualità” diversa da quella che potrebbe essere, ad esempio, la semplice sua valorizzazione in chiave turistica. Con l’arte di strada, infatti, lo spazio – una piazza, un vicolo, una strada –  viene ad essere apprezzato per quello che è, integralmente, contemporaneamente inteso nel suo essere palcoscenico per lo spettacolo e nel suo essere portatore di valori, cultura, rapporti sociali, in una parola, luogo dei rapporti umani.

Una differenza di qualità, nell’intendere lo spazio e la città quella che interviene attraverso questa forma d’arte, che la dottrina economica definirebbe come il passaggio dal valore di scambio al valore d’uso: dallo piazza intesa solo come risorsa fisica, da sfruttare attraverso il suo utilizzo per fini immobiliari o come luogo delle attività commerciali, alla piazza vista come patrimonio intriso di una pluriforme ricchezza, contemporaneamente risorsa da salvaguardare e prodotto da valorizzare.

Questo ultimo aspetto spiega forse bene anche l’estrema diffusione che questa forma d’arte sta avendo, ed il suo affiancamento a progetti di valorizzazione e recupero dei centri storici, delle aree a forte vocazione culturale o turistica di città e borghi, come di quelle da rivitalizzare o delle periferie. E poi, alla fine, è sempre arte, multiforme ed affascinante, e come tale riesce a coinvolgere, a farsi amare.


scritto da: olitarocco alle ore 15:05 | link | commenti
categorie: libertà di espressione

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Nome: Rocco Olita
Sono nato a Stigliano (MT) il 3 luglio del 1977, e attualmente vivo a Roccavione, a pochi chilometri da Cuneo. Ho una laurea in Filosofia, conseguita a Bari nel 2000 e sono specializzato in scienze della comunicazione. Mi occupo di comunicazione per professione, di politica per passione e di filosofia perché non posso farne a meno. E proprio dalle mie passioni, vocazioni e professione nasce l'idea di questo blog: raccogliere, esprimere e, di conseguenza, comunicare, temi ed argomenti legati alla Filosofia ed alla Politica, con un occhio particolare, sotto quest'utlimo profilo, ai temi dell'economia e del lavoro.

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