Scusate la domanda e perdonate la misura dozzinale e apparentemente qualunquista con cui affronto l’argomento: ma il Presidente del Consiglio Regionale serve? E’ necessario che qualcuno ricopra quel ruolo, oppure no?
Non sono molto addentro alle questioni statutarie e di regolamento, ma quando domenica mattina ho letto sulla stampa che la discussione sul rinnovo dell’intero ufficio di presidenza del Consiglio Regionale, presidente compreso, è rinviata all’autunno mi sono chiesto se tale figura sia proprio indispensabile per la vita democratica ed istituzionale della nostra Regione. Perché, se così fosse, non si capisce la leggerezza con la quale si è deciso, in un’oretta, di rinviarne la discussione e l’elezione a settembre (quasi si dovesse rivalutare un discente poco diligente), o addirittura ad ottobre.
Per dirla diversamente, se quel ruolo è cardine istituzionale delle funzioni di rappresentanza della massima espressione democratica lucana, e come tale non se ne può disporre della presenza o assenza a seconda degli umori delle varie forze politiche, delle anime correntizie o delle mire personalistiche, allora è necessario eleggere chi dovrà ricoprirlo, al di là delle questioni d’equilibrio. Diversamente, se quella postazione può rimanere vacante (come oggi è) da aprile a luglio e poi rinviarne l’elezione del presidente a settembre/ottobre, allora sarebbe lecito pensare che non sia poi tanto “necessaria”.
Perché se per la “politica” il Presidente del Consiglio Regionale può non esserci per sei o sette mesi, per chi scrive (ma, arrischio a supporre, per la maggioranza dei lucani) può anche non esserci mai. Se non è necessario o se ne può fare a meno, allora non lo si nomini affatto. Per l’operaio della Nicoletti che ieri ha ricevuto il suo ultimo stipendio credo che la cosa cambi poco. Per i tanti disoccupati che ogni anno lasciano la Basilicata è totalmente indifferente. Per le madri ed i padri che vedono i loro figli menare la propria vita fra disoccupazione e precariato con la prospettiva, che sempre più si fa speranza, dell’emigrazione la cosa è interamente destituita di interesse. E se (e qui ritorna l’apparente qualunquismo) qualche aspirante al ruolo rimane deluso, poco male: credo avrà comunque “migliaia” di buoni argomenti con cui consolarsi.
Lo so (e l’ho detto in apertura) che è dozzinale affrontare così la questione, ma un discorso analogo a quello per la presidenza del Consiglio vale anche per tutte le altre postazioni e dirigenze, presidenze ed incarichi vari. Servono o meno le dirigenze di quegli enti da anni sospesi in un imbarazzante limbo di commissariamenti o gestioni straordinarie?; si può fare a meno o è indispensabile nominare i tanti direttori generali, i molti amministratori unici a capo di enti che poi, quando i “conti di corrente” non tornano, restano affidati a commissari, scelti anche fra il personale dell’Ente stesso?
Perché, ripeto, se si può soprassedere a tali incombenze, allora non capisco il blocco delle attività che determinano nel mondo politico e nella sfera istituzionale simili questioni. Altrimenti, le si risolva subito (se si è capaci) e si affrontino altre vicende, che pure non mancano.
Di nuovo in crisi. E’ durata appena un anno l’apparente luna di miele delle forze politiche che sostengono il governo regionale della Basilicata. Il De Filippo bis è nato dopo la crisi apertasi il giorno dello spoglio delle urne per il ballottaggio delle amministrative del 2007.
Mentre a Matera le tv locali davano i primi responsi dei sondaggi che vedevano il centro sinistra sconfitto (poi confermati dai dati dello spoglio), a Potenza il governo regionale di centro sinistra veniva azzerato. Ci volle poi un mese per la composizione della nuova giunta. Il risultato fu un governo più spostato verso il centro, con la sinistra fuori dall’esecutivo (erano forse i prodromi della new way veltroniana?) ed un Pd che si ritrovava ad avere presidente, vice presidente, 2/3 della giunta, presidente del consiglio e di tutte, o quasi, le commissioni consiliari: alla faccia della coalizione!
Si realizzava così, almeno in Basilicata, il teorema dell’auto sufficienza, ratificato, però, dall’accettazione di questo stato di fatto dalla sottoscrizione di un patto con il governatore da parte di ben 22 consiglieri su 30. A firmare quel patto, e quindi ad accettare quello stato di cose, c’erano pure i consiglieri di quelle forze (Prc, Pdci, Verdi) fuori dall’esecutivo, oltre a quei consiglieri che più aspramente avevano criticato le scelte di De Filippo. Ironico, no? Ma tant’è, anche perché la politica, per i politici, una soluzione la trova sempre: uno scranno nelle prossimità di un qualche presidente, un ente da qualche parte, una commissione, alla peggio, una candidatura blindata per qualcuna delle due Camere.
Ricercare soluzioni a problemi reali è spesso difficile e sconta i tempi lunghi della politica intrisa di difficoltà, vere, presunte o artate, normative ed amministrative. Trovare soluzioni per politici amareggiati o delusi, al contrario, è sempre possibile ed immediato.
Perché il quesito vero e la sua risposta sono tutti qui. Come accontentare tutti e trovare compensazioni nel caso qualcuno dovesse rimanere scontento. E se la soluzione dialogica prosegue su e fra tali termini, anche i richiedenti ed i questuanti si organizzano all’uopo. Ed allora nascono nuovi gruppi con nomi fantasiosi ed immaginifici per far leva sulla portata dei numeri, o si afferma la propria individualità e si marca la propria differenza per puntare ad un compendio “di corrente”; si lanciano nello stagno sassi recanti pretese che già si sanno inaccoglibili per mettere a registro qualche “credito”, o ci si finge interessati a ricoprire altissime e svariate postazioni solo per teatralizzare improbabili “passi indietro”.
E nel mentre frana l’intero tessuto sociale ed economico della regione, con un innalzamento dei picchi di mortalità aziendale e di emigrazione giovanile, la politica ai più alti livelli regionali (o che tali dovrebbero essere) è tutta intenta a guardare al proprio interno, al proprio ombelico.
Al varo del De Filippo bis dissi ad un amico che quello era un esecutivo dai giorni contati. Mi fu risposto che era solo “invidia” per l’esclusione della sinistra dalla giunta.
Non fui facile profeta: semplicemente, ogni equilibrio precario ha scritto dentro di sé la propria caducità, è quasi una legge fisica.
Sic transit gloria mundi! E’ bastata qualche riallocazione, qualche cambiamento di gruppo da parte di alcuni consiglieri regionali ed eccoci qui a rimirare ancora i tentativi della politica di trovare l’equilibrio.
Uno spettacolo non bello, a cui guardano quegli stessi cittadini che vedono i propri figli, genitori, consorti andare via in cerca di lavoro, che vedono fallire le proprie aziende o quelle in cui lavorano, che vedono duplicarsi gli emolumenti dei politici per questioni regolamentari, e, sempre per meccanismi burocratici, bloccarsi i pagamenti dei premi in agricoltura che consentono alle loro imprese ed alle loro famiglie di sopravvivere. Uno spettacolo in cui il pubblico (pagante, perché avrà pure un senso il termine “contribuente”) assiste, registra, e non lo si dimentichi, dopo va a votare.
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