"FiloPolitica"

lunedì, 28 gennaio 2008

E’ tempo di migrare

Salve a tutti,
            e buon inizio settimana. E’ tempo di consultazioni. Tutti i partiti i cui esponenti siedono in Parlamento in questi giorni si recano dal Presidente della Repubblica a dire la loro sul come stanno le cose. Il Presidente li ascolta e tiene conto di quello che dicono. Poi trarrà le somme ed affiderà l’incarico a qualcuno di formare un nuovo Governo. Questo qualcuno, chiunque sia, si presenterà al Parlamento per chiedere la fiducia. Se, come è presumibile dato che non sembrano al momento esservi i numeri per un Governo condiviso, il mandato sarà assegnato in modo esplorativo dal Presidente della Repubblica, il candidato Presidente del Consiglio dalle due Camere potrebbe avere la fiducia, ed allora formerebbe un Governo per applicare quello che è il suo programma (tecnicamente questo Governo potrebbe durare anche fino alla fine della legislatura, nel 2011, ma ne dubito) oppure non ricevere la fiducia e quindi, sciolto il Parlamento da parte del Quirinale, guidare il Paese solo fino alle elezioni, che in tal caso sarebbero in primavera. Questa, allo stato attuale, appare l’ipotesi secondo me più probabile, anche se, ripeto, propenderei per un governo istituzionale di respiro un po’ più lungo. Ma è una mia opinione.
            Fin qui a Roma. Ma questa crisi con l’Udeur, per come la vedo io, non solo ha demolito il Governo Prodi, ma ha fortemente destabilizzato l’assetto politico dell’Unione, ovunque essa Governi. Prendiamo l’esempio delle Regioni e facciamo alcune ipotesi.
            Ipotesi numero 1: si vota nel 2009. In tal caso, come accennavo l’altro giorno, la vedo difficile ipotizzare che i vari viceministri e sottosegretari che rimangono a piedi, e che non sono parlamentari, tornino a casa in buon ordine. Potrebbero mettere in difficoltà alcuni Governi regionali facendo pressioni sui propri partiti e chiedendo di entrare nelle Giunte. Non è una conseguenza logica, ovviamente, ma è probabile accada. Anche non dovesse avvenire, ve li immaginate tutti questi dirigenti locali dei vari partiti, senza poteri istituzionali a causa della decisione di Mastella, andare a livello locale d’amore e d’accordo con gli uomini del Campanile? Ne dubito. Inoltre, quand’anche si votasse nel 2009, l’Udeur ha già detto di considerare finita l’esperienza del centro sinistra e che nell’Unione loro non ci possono più stare; quanto tempo credete che passi a che qualcuno degli altri partiti non gli faccia notare che, sebbene a livello regionale, anche stare in giunta col centro sinistra è “stare nell’Unione”? E se vi sembra cosa di poco conto, tenete presente che, se non ricordo male, l’Udeur è presente in 8 giunte regionali. Qualche scossone è ipotizzabile.
            Ipotesi numero 2: si vota in primavera. E’ come può, in questo caso, per fare solo un esempio, un presidente di Provincia, udeurino della prima ora, alla guida di un’amministrazione targata Unione fare la campagna elettorale per il centro destra, o comunque contro il centro sinistra? O ancora, come può farlo un assessore regionale? Od un sindaco? Come può un intero gruppo consiliare di una regione guidata dal centro sinistra, e che lì agisce come gruppo di maggioranza, muoversi in campagna elettorale contro gli stessi sodali di coalizione? Capite bene che una situazione simile sarebbe difficilmente gestibile, e credo anche destabilizzante per molte di quelle istituzioni dove l’apporto dell’Udeur è, se non fondamentale, almeno importante. E capite quindi bene anche che quando qualcuno ha visto in quello che si delineava in Parlamento degli effetti a cascata un po’ in tutte le istituzioni guidate dal centro sinistra non è andato tanto lontano.
            Onestamente, in entrambi i casi la vedo difficile la tenuta dell’Unione ai livelli locali. In verità, come sempre in Italia ed in politica, una terza ipotesi ci sarebbe. Quella, cioè, che nei livelli locali i dirigenti e gli eletti dell’Udeur non seguano quelli che sono gli orientamenti nazionali del partito, oppure, anche, cambino squadra in corsa. Se ciò potrebbe non essere sufficiente a salvare le varie rappresentative negli esecutivi, potrebbe bastare a garantire la tenuta delle amministrazioni e, nel frattempo e sapendo che non fa mai male, far scaturire qualche altra “compensazione”. Ma ciò, ripeto, è altamente improbabile, specie se il partito a livello nazionale si schiera apertamente e contro il centro sinistra ed i partiti che lo compongono. Per far ciò i quadri locali del partito dovrebbero disconoscere le linee nazionali, o uscire dal partito stesso per non trovarsi, come dicevo, nella spiacevole situazione di fare, ad esempio, campagna elettorale contro il Pd o la Sinistra e condividere con questi un cammino nelle istituzioni locali. Dovrebbero, insomma, ai livelli locali, mettersi d’accordo e seguire l’esempio dei pastori di dannunziana memoria: “andiamo, è tempo di migrare”: di nuovo.
P.S.: Vale per l’Udeur, ma vale anche per il Pd. Se Veltroni va da solo alle elezioni, come fa a far la campagna elettorale contro l’Udeur ed anche contro la Sinistra in giro per l’Italia senza che questi gli facciano presente che però, a livello regionale o locale, insieme a loro il Pd ci governa e condivide politiche e strategie? Ma è vero anche per la Sinistra o per l’Italia dei Valori o chi altri. Insomma, se questi partiti nel mentre governano insieme in molte regioni si fanno la guerra elettorale per le Politiche qualche dubbio nei cittadini è lecito che venga. Immaginate, per esempio, come faranno i partiti del fu centro sinistra a spiegare agli elettori romani che i loro ex compagni di viaggio sono cattivi a Montecitorio ed a Palazzo Madama ma buoni al Campidoglio. Il cittadino medio, lecitamente, si chiederà: “ma che cambia in quei pochi chilometri, visto che anche le persone che parlano sono le stesse?”.

scritto da: olitarocco alle ore 11:38 | link | commenti (1)
categorie: politica
venerdì, 25 gennaio 2008

Riflessioni sulla caduta di Prodi

Salve a tutti,
            e ben trovati. Credo che nessuno sia meravigliato di come siano andate le cose. Qualcuno forse sarà disgustato, anche, e soprattutto, per le scene di sputi e champagne viste ieri nella diretta dal Senato: ma questo è il tipico malcostume italico.
            Sui numeri non c’era storia. E così è stato. Ma almeno il Professore è andato fino in fondo ed ha voluto vedere fino alla fine chi votava contro di lui ed il suo Governo. Ma quello che qui oggi voglio fare è dare una veloce lettura dei fatti. Alla maggioranza sono mancati cinque voti al Senato. Ora è facile dare la croce addosso a Mastella, ma lui e Barbato, perché Cusumano ha votato si alla fiducia, sono due…e gli altri. A parte il solito Turigliatto, hanno votato contro anche Dini e Fisichella, eletti nella Margherita. Con questo che voglio dimostrare? Innanzitutto che il Governo è caduto perché quattro senatori di centro si sono sfilati e che quindi la mancanza di responsabilità, se c’è, è più da quel lato che a sinistra. E poi che Mastella avrà si staccato la spina, ma il malato “stava grave” da un bel po’. E cosa ha contribuito a mandare in coma irreversibile il malato? La cura che Veltorni e Co. hanno proposto. Che bisogno c’era di accelerare il processo del Pd? Che bisogno c’era di tentare a tutti i costi di diventare i padroni del vapore? Che bisogno c’era, in ultima analisi, di dire “io corro da solo”? E che pensavi, caro Walter, che gli altri, Mastella per primo, si sarebbero fatti schiacciare la testa senza protestare?
            Perché a volerli leggere tutti i segnali di possibile rottura della coalizione, c’erano già tutti. Si è fatto un gran parlare della bruttura di un governo in cui più che di auto blu si doveva parlare di pullman blu da quanti erano i ministri. E si è anche detto che la colpa era dell’eterogeneità della coalizione. E no, non ci posso stare. Perché di tutta quell’imbarcata dei ministri, i partiti cosiddetti minori avevano un solo esponente a testa, mentre tutti gli altri erano del Pd. Con in più due vicepresidenti del consiglio, tutti e due Pd. E’ questa cosa qui il Pd la fa ovunque. Faccio solo l’esempio della Regione Basilicata, che conosco meglio, e dove Presidente della Giunta, Vicepresidente della Giunta, Presidente del Consiglio ed i presidenti di tutte le commissioni consiliari sono del Pd. Ora, sarai pure il partito di maggioranza relativa, ma proprio perché relativa, non ti puoi mica muovere ed agire come fossi in un monocolore. Perché se no gli altri scalpitano. E guardate che non è solo una questione di sedie (che seppure lo fosse e qualcuno del Pd dicesse che non sono importanti gli chiederei “ma allora perché le volete tutte voi?”); è una questione anche politica. Se vuoi la maggioranza in tutti gli esecutivi è per dettare le regole dell’agire politico, e devi avere i numeri per farlo. Se ti mancano e devi stare in coalizione devi abbassare le pretese di essere il solo detentore della verità…ed attenerti al programma. Perché, ma è solo una mia idea, se si fosse fatto solo e soltanto quello che lì c’era scritto e qualcuno si sfilava sarebbero state solamente responsabilità di questo e non si sarebbero potute accampare scuse o attenuanti. In ogni caso, così non è stato.
            Ma mi chiedo, Veltroni può davvero essere stato così ingenuo da fidarsi ed abboccare all’amo di Berlusconi che gli offriva la possibilità di trattativa al punto da lanciarsi in quel “io corro da solo” e poi essere spiazzato dal Cavaliere che rimane con l’alleanza del centro destra e che gli risponde “e vai, ma con questa legge elettorale e subito”? E che cavolo, ma uno come Berlusconi non si alza nemmeno dal letto se non gli conviene, ora così, all’improvviso, diventa magnanimo a tal punto da volerci rimettere? Walteruccio, e che? Mica sei nato ieri.
            Comunque, oggi siamo qui e questo Paese non ha un Governo. Che succederà? Di preciso non lo so. Ma dubito, come dicevo nell’altro post, che si vada a votare subito. Propendo per un Governo a guida Marini fino al prossimo anno, con cambio della legge elettorale incluso nel prezzo. E lo dico anche per una ragione “pensionistica”: solo a fine ottobre i novizi raggiungeranno la quota “contributiva”, e potrebbero essere tentati a rimanere un altro po’ sulle sedioline di Palazzo Madama e Montecitorio. “Sa com’è signora mia, mala tempora currunt, ed un po’ tutti tengono famiglia, mica solo Mastella!”
            Infine, e chiudo, credo che ci sarà sicuramente qualche ripercussione anche nei vari governi regionali di centro sinistra. Perché? Ma perché davvero credete che i sottosegretari non parlamentari, o non più parlamentari (specialmente quelli che erano stati eletti al Senato e che per l’esiguità dei numeri furono fatti dimettere), se ne tornino a casuccia loro in buon ordine come novelli Cincinnato? O non spingeranno nei loro partiti per avere qualche posizione nelle giunte regionali delle proprie circoscrizioni?
            Quest’ultimo periodo, ovviamente, è legato soprattutto alla realtà regionale che io conosco meglio, la Basilicata; intelligenti pauca 

scritto da: olitarocco alle ore 09:35 | link | commenti (1)
categorie: politica
mercoledì, 23 gennaio 2008

Tema: Crisi di Governo. Svolgimento:

Salve a tutti,
            e ben ritrovati. Come andrà a finire questa crisi di Governo? E che ne so io, non sono mica Mastella. E già qui potrei chiudere.
            Ma qualche riflessione insieme con voi voglio comunque provare a farla. Come ho già scritto, ritengo sia stata un’ottima scelta “parlamentarizzare” la crisi, dire a tutti, cioè, il Governo ha fatto ciò, è al giudizio del Parlamento, decidessero deputati e senatori se ha o meno la maggioranza. In una democrazia sempre più “grandefratellizzata” un po’ di sano parlamentarismo costituzionale non guasta.
            Inoltre, e forse però a qualche vecchia volpe ciò piace ancor meno, passare attraverso un voto del Parlamento invece che correre al Quirinale dopo l’annuncio di Mastella dato alla terza camera della Repubblica, che è il salotto di Vespa ovviamente, fa sì che della politica se ne riapproprino le Aule e la crisi si sottragga al pilotaggio delle cabine di regia dei poteri forti e delle segreterie dei partiti. Forse per questo l’idea di andare subito da Napolitano è oggi accarezzata anche da Dalema.
            Allora che succederà? Di preciso, ovviamente non lo so. Ma propendo a credere che difficilmente si voterà nel 2008, forse nel 2009. E’ questo per una riflessione molto semplice. Fra qualche ora è previsto il voto di fiducia alla Camera, domani, invece, Prodi dovrebbe andare al Senato. A Montecitorio non ci saranno problemi. A Palazzo Madama, invece, la musica potrebbe essere diversa. Non escludo che ce la possa fare, fra mal di pancia, epidemie, ripensamenti e senatori a vita. Ma avrebbe senso una fiducia che non si basa solo sul voto politico al Senato ed in cui i senatori a vita sono determinanti? O ancora, che senso politico avrebbe una fiducia ottenuta solo perché a 5 o 6 senatori Udc è scoppiata la “prostatite acuta da walterveltronianum”, come ha detto Cossiga? Secondo me nessuno, e, ma è solo una mia idea, nemmeno secondo i prodiani. A questo punto, credo, le mosse del Professore vadano anche lette in un ottica un po’ più buonista rispetto a quella con la quale si è rapportato il centro destra al problema. Le elezioni subito e così come è la legge elettorale sarebbero una iattura in queste condizioni socio economiche dell’Italia. Il voto di sfiducia che Prodi dovesse ricevere al Senato, dopo aver incassato il via libera dai deputati, dimostrerebbe in maniera lampante e chiara l’inadeguatezza di tale sistema elettorale applicato al bicameralismo italiano.
            Ci troveremmo con un Governo sfiduciato a metà, e nessuno (a parte le ovvie ragioni di opportunità legate alla situazione) potrebbe impedire a Napolitano di sciogliere una sola delle camere. Lo so che è fantapolitica e che il buon Giorgio non penserebbe mai una cosa del genere. Ma mi serve a dimostrare che il porcellum ci ha cacciati in un buco senza via d’uscita e che tornare alle urne così ci potrebbe far ritrovare di nuovo in questa situazione, al di là del colore dell’esecutivo.
            Ciò che vedo più probabile è invece la fine del Governo Prodi sostituito da un esecutivo a guida, che so io, Marini giusto per non andare al buio verso le elezioni, consentire una guida del Paese, rifare la legge elettorale e andare a votare nel 2009. L’unico che potrebbe perderci è Berlusconi, che non è sicuro di essere ancora lui il leader del centro destra da qui al 2009, specialmente con un sistema elettorale diverso. Certo non ho la sfera di cristallo, ma ad oggi mi sembra la strada più percorribile e sensata. Vedremo.
            Certo è che di gatte da pelare sia Prodi, sia i vari leader di partito, sia Napolitano, ne avranno e non poche. Ecco perché ogni possibilità non è da escludere, anche quelle che sembrano più irrealizzabili. Come dire, in un tema la traccia è data, ma lo svolgimento è compito dell’alunno. Il problema vero è che poi è su quello svolgimento che si è giudicati.

scritto da: olitarocco alle ore 12:25 | link | commenti
categorie: politica
martedì, 22 gennaio 2008

Quo usque tandem abutere, Clemente, patientia nostra?

Salve a tutti,

e ben ritrovati. Se invece che cercare una mediazione, che si è poi sostanziata in una continua rincorsa al ribasso verso gli interessi campanilistici di un partito che per simbolo (perché le vicende della politica italiana le scrive un commediografo) proprio un campanile, Prodi, fin dalla seconda richiesta dell’Udeur si fosse ricordato di Cicerone e delle Catilinarie, forse, oggi non saremmo qui. Ed invece…

“Se passa il referendum mi dimetto”, “se non passa l’indulto mi dimetto”, “se Di Pietro non mi chiede scusa mi dimetto”. Ieri Mastella ha detto da Vespa che lui è il solo che si è dimesso realmente, non lo ha solamente minacciato. Ovviamente il buon senatore dimentica di dire due cosette: la prima, che si, si è dimesso ma dopo averlo minacciato per diciannove mesi e solo perché tanto è durato in carica; la seconda, si è dimesso da ministro, ma si guarda bene dal farlo da senatore. Certo se glielo si fa notare dirà che è stato eletto e non può tradire gli elettori, ma qualche maligno potrebbe pensare che non lo fa per non dover rinunciare ai tanti benefici, immunità parlamentare inclusa.

Finalmente, ora Prodi fa una dichiarazione degna di quell’atteggiamento che un politico dovrebbe sempre avere. Parlamentarizzare la crisi è giusto. Se questo governo deve finire, deve finire con un voto di sfiducia dato dalle camere. Perché in nessun articolo della Costituzione è scritto che le crisi di governo si aprono e si chiudono a “Porta a porta”. E su questo, grazie a dio, il buon Romano ha voluto fare chiarezza una volta per tutte.

Ma il Professore, nel suo discorso di oggi alla Camera, ci ha detto anche altro di importante. Soprattutto ha fatto capire che non ha alcuna intenzione di continuare a vedere l’intero Paese essere preso per i fondelli da chi ha buon donde a rimestar nel torbido. “Se lo snodo è la legge elettorale o altre riforme è bene che questo venga alla luce qui in Parlamento”, ha detto il Presidente del Consiglio. Ergo, cacciate i rospi e dite le cose per quelle che sono.

Inoltre, cosa altrettanto importante, e che mi ha suggerito l’assimilare questa vicenda ai fatti di Catilina (oltre, ovviamente, al fatto che come Catilina tramava contro Roma dichiarandosene difensore, anche Clemente lavorava alla fine dell’Unione nel mentre si ergeva a difensore del centro sinistra), è il fatto che Prodi a Montecitorio ha ricordato che “Mastella non è stato lasciato solo”. E, ma questo non poteva dirlo per ragioni di bon ton politico/istituzionale, sapesse Clemente quanti “pizz’c ngopp a panz”, per citare il grande Eduardo, tutto ciò è costato a buona parte della maggioranza.

Ora che succederà? Non lo so di preciso, ma non la vedo bene per il Governo. Domani pomeriggio è previsto il voto di fiducia alla Camera. Chiti ha invece fatto sapere che giovedì alle 15 Prodi dovrebbe riferire anche al Senato, chiedendo poi anche a quell’aula la fiducia. E se i voti non dovrebbero mancare a Montecitorio, a Palazzo Madama, con il distinguo già annunciato dall’ex Prc Turigliatto, la cosa è davvero complicata. Vedremo.

Girava poc’anzi una dichiarazione della Bindi che lasciava aperta la possibilità di “riprendere il dialogo” con Mastella. Fabris ha invece fatto sapere, poco dopo, che l’Udeur voterà “no” in tutte e due i rami del Parlamento. Sotto, sotto, quasi, quasi, è meglio così. Immaginatevi cosa potrebbe significare quel “riprendere il dialogo” auspicato dall’ottima Rosy; e quante volte ancora, si dovesse mai arrivare a ciò, ci torneranno in mente le prime parole dell’incipit ex abrupto (che però in questo caso lo sarebbe poco) della prima delle citate orazioni ciceroniane contro Catilina: “Quo usque tandem abutere, Clemente, patientia nostra?”.


scritto da: olitarocco alle ore 16:09 | link | commenti
categorie: politica,
lunedì, 21 gennaio 2008

E tutto va bene

Salve a tutti,

            buon anno e scusate l’assenza: prometto che non mancherò più per tanto tempo e che sarò più assiduo a commentare insieme con voi quello che accade, ma anche semplicemente a mettervi a parte di ciò che penso.

            Ed ora, dopo aver frettolosamente archiviato la parte dei buoni propositi per il nuovo anno, passiamo a parlare di altro. Come stiamo? Male, se pensiamo all’immagine che viene fuori dall’affaire Mastella e famiglia. Peggio, a giudicare dalle immagini che ancora ci giungono da Napoli. Peggio ancora se pensiamo all’immagine di Cuffaro che offre cannoli con la ricotta perché è stato condannato a cinque anni per aver favorito persone vicine a Cosa Nostra. Drammaticamente male se pensiamo che per avere 127 euro lordi in busta paga con i salari più bassi d’Europa (Ocse dixit) i metalmeccanici d’Italia hanno dovuto minacciare azioni fortissime o, e qui sfociamo davvero nella tragedia, che non è un modo di dire, se consideriamo che ad oggi, ventunesimo giorno dell’anno, i morti sul lavoro sono già oltre 60 (sessanta!).

            Ma tutto va bene, ed ieri in piazza San Pietro all’Angelus c’erano oltre 200 mila persone a dimostrare solidarietà al Papa per l’offesa subita e l’affronto arrecatogli da chi si è permesso di dire “No, il Papa non lo vogliamo”. Anche se non cambieranno le cose, voglio dire come la penso.

In questi giorni si è straparlato di censura e libertà di espressione negata al Pontefice. Chiariamo subito, a scanso di equivoci, io, volteriano fino al midollo, non avrei mai firmato l’appello dei professori di Fisica della Sapienza, né avrei protestato insieme ai collettivi contro la presenza di Benedetto XVI. Questo perché credo che, sebbene da me quasi mai condivisa, il Papa abbia tutto il diritto di esprimere la sua idea sia su come si va al cielo, sia su come vada il cielo. Ma anche Galileo ha lo stesso diritto.

            Fuori dall’allegoria rinascimentale, il Papa aveva ed ha tutto il diritto di parlare ovunque lo invitino, ma anche chi ha protestato aveva ed ha tutto il diritto di dire “il Papa alla Sapienza non lo vogliamo”. Per quanto mi riguarda la vicenda sarebbe potuta anche finire qui. Il Papa poi ha scelto di non recarsi all’inaugurazione dell’anno accademico, ed anche su ciò io avrei chiuso la vicenda riappellandomi nuovamente alla sua libertà di decidere come crede. Ed invece, in quest’Italia che non ha nessun altro problema, come riferivo poco più sopra, è iniziato il finimondo.

            Poco ci è mancato, infatti, che qualcuno gridasse all’arrivo di barbari censori atei che tenevano il Papa in ostaggio e non gli facevano liberamente esprimere la propria idea: quasi che il Pontefice fosse chiuso in una torre senza mai la possibilità di dire la propria, sottoposto ad una censura totale del suo pensiero e della sua parola. Mado’, e che?

            Ma se sta sempre in tv e sui principali giornali…Ah no, come dice?, “lo spazio dedicato a temi religiosi nel 2007 dal Tg di RaiUno è stato solo il 2,44 %” (come affermato durante l’edizione delle 20 di ieri). Non lo metto in dubbio. Il fatto, infatti, è che il Papa quando parla in tv quasi mai si occupa di aspetti strettamente teologici, ma parla di tutto lo scibile umano, e spesso di politica. E quindi, se il Papa e la Chiesa hanno tutto il diritto di parlare di ciò di cui più gli aggrada (ed io sostengo che tale diritto lo hanno) è altrettanto chiaro e giusto che come tutti gli altri vengano avvertiti e trattati. Chiarendo meglio, se parli di politica è su quel terreno e con quegli strumenti che otterrai risposta. Non si può mica da un lato pretendere il diritto di parlare di legge 194 o di tutela delle coppie di fatto e dall’altro imporre il dovere a rispettare le opinioni espresse come frutto dello Spirito Santo. Se parli di politica sei un interlocutore politico, e come tale gli altri ti avvertono. Ed in politica le idee sono opinabili, e non esistono verità assolute. Non vorrei spingermi in un campo che non mi è proprio (ma poi penso, neanche come gestisco la mia sessualità dovrebbe essere oggetto di attenzione da parte della Chiesa ed invece. Ergo, chi di spada ferisce…), ma non potrebbe anche essere, a rileggerla in modo diverso, che sui temi etici così come sulle cose di scienza il Papa non ha quell’infallibilità che la Chiesa gli riconosce sul versante teologico?

            Si, lo so, è facile come gioco, ed onestamente mi interessa poco continuarlo. Quello che mi preme affermare è che forse in questo Paese abbiamo tante, troppe, altre emergenze. A meno che qualcuno non voglia distrarci con questioni legate alla religione per non vedere una realtà amara, una realtà fatta di un lavoro sempre meno umano, di lavoratori sempre più precari, nella vita prima ancora che nel contratto, di città che affogano sotto gli scarti del consumo che loro stesse spingono al parossismo, di una civiltà avviluppata in un vorticoso ossimoro che vuole infinito lo sviluppo in un mondo finito. A meno che, dicevo, qualcuno non veda nelle questioni religiose, come nelle vicende di cuore e professione di nani e ballerine, attricette ed eroi dei tanti circhi sportivamente mediatici, una panacea, se non per guarire, almeno per far scordare le tragedie ed i drammi. A meno che qualcuno, in definitiva, non veda in tutto ciò un oppio da dare al popolo per fargli sembrare meno pesante tutto il resto (che strano, dov’è che l’ho già sentita ‘sta cosa?).

            Ma forse sono solo mie personali paranoie, e la solidarietà al Papa, come quella a Mastella, dimostrano che tutto è come deve essere, che questo è il “migliore dei mondi possibili”…e tutto va bene.


scritto da: olitarocco alle ore 16:23 | link | commenti
categorie: politica, , libertĂ  di espressione

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Nome: Rocco Olita
Sono nato a Stigliano (MT) il 3 luglio del 1977, e attualmente vivo a Roccavione, a pochi chilometri da Cuneo. Ho una laurea in Filosofia, conseguita a Bari nel 2000 e sono specializzato in scienze della comunicazione. Mi occupo di comunicazione per professione, di politica per passione e di filosofia perché non posso farne a meno. E proprio dalle mie passioni, vocazioni e professione nasce l'idea di questo blog: raccogliere, esprimere e, di conseguenza, comunicare, temi ed argomenti legati alla Filosofia ed alla Politica, con un occhio particolare, sotto quest'utlimo profilo, ai temi dell'economia e del lavoro.

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