"FiloPolitica"

lunedì, 29 ottobre 2007

Si, la notizia c’è

Salve a tutti,
            vi ruberò pochi minuti per citarvi ciò che stamane ho trovato sull’organo ufficiale del Partito Democratico, La Repubblica. A pagina 4, nella rubrica “Bonsai”, c’è un pezzo di Sebastiano Messina dal titolo “Censura e Circenses”. Non è lungo, e quindi ve lo riporto di seguito. Dice: “Il proconsole forzista di Roma, Francesco Giro, accusava ieri mattina ‘tutti i maggiori e più diffusi quotidiani nazionali’ di aver deliberatamente ‘censurato’ un discorso di Berlusconi. Ora, in tutta onestà, l’idea che Sua Emittenza possa sentirsi censurato, fa sorridere di tenerezza. Ma poiché non sono riuscito a trovare la velina del Minculpop prodiano(‘Ignorare discorso di Berslusconi’ doveva esserci scritto), sono andato a leggere cosa aveva detto il Cavaliere di tanto importante. Ebbene, Belrusconi accusava Veltroni di spendere troppi soldi per ‘i circenses’. Lui, il presidente del Milan che ogni estate stacca assegni mozzafiato per comprarsi il gladiatore che gli manca, il proprietario di tre televisioni che tutte le sere portano ‘i circenses’ nelle case degli italiani, rinfacciava a qualcun altro di intontire il popolo. In effetti, aveva ragione Giro: la notizia c’era”.
            Ora, io capisco bene il tono ironico della rubrica “Bonsai” in generale e del citato articolo di Messina in particolare. Ciononostante questo pezzo è mosso e si poggia su di una idea largamente, purtroppo, condivisa nelle sfere del Pd e che sta sempre più divenendo il “tema” del pensiero dominante nel “nuovo partito nuovo”. E cioè, che “siccome Berlusconi sbaglia dieci, noi se sbagliamo 9 siamo meglio di lui, quindi votateci perché siamo più bravi”. Non ci voglio stare, anche perché voglio mutare la qualità della politica rispetto al centro destra, non la quantità o i dettagli.
            Ciò detto c’è un altro dettagli che, credo volutamente, sfugge a Messina nel suo articolo. E’ vero, Berlusconi spende e spande milioni per il Milan e per trasmissioni “da intontimento” sulle sue tv. Ma non si può paragonare a quello che spende un sindaco con i bilanci del suo comune. Perché? Lo dice sempre Messina: del Milan e delle tv Berlusconi è il proprietario. O lo dimentichiamo? Roma non è un’azienda di Veltroni, sebbene il piglio decisionista e governativo che muove la weltaschaung del Pd sembrerebbe teso ad affermare il contrario. E poi, la veltronomics non imponeva il contenimento della spesa pubblica per risanare il debito? O ciò vale solo quando si tratta di rinnovo del contratto dei dipendenti o di dare corso a processi di stabilizzazione? A meno che…si, la notizia c’è: il Pd ha comprato Roma e, quale socio di maggioranza, ha nominato Veltroni amministratore delegato.  

scritto da: olitarocco alle ore 12:04 | link | commenti
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sabato, 20 ottobre 2007

E' ora

Salve a tutti,

            mi scuso già in anticipo per eventuali passaggi non chiaramente delineati in quanto sto per scrivere, ma vado di fretta, perché credo che sia giunta l’ora. L’ora di mettersi seriamente a lavorare per organizzare concretamente un nuovo soggetto politico in grado di rappresentare non tanto la sinistra intesa come un’entità a sé stante, ma è necessario un nuovo soggetto politico che sia di Sinistra e rivolto e teso a rappresentare quei tanti che oggi a Roma hanno chiesto di essere visti, di avere risposte, di contare.

            Altro che antipolitica. Da piazza Esedra a San Giovanni si è chiesto Politica, rappresentanza, partecipazione. Si è chiesto di far parte di un progetto di rinnovamento del Paese che non sia però un rinnovamento di forma da scontare e far pagare sulla pelle degli ultimi.

            Ora è necessario un soggetto politico. Non c’è più tempo. Questa piazza vuole oggi essere parte di un progetto politico credibile e duraturo: questa piazza vuole costruire. Già da qualche ora è iniziata la querelle dei numeri sulle presenze alla manifestazione di oggi. Giordano ha parlato di 700 mila persone; altri organizzatori parlano di un milione. I tg da grande pubblico che fra poco inizieranno ridimensioneranno (ne sono certo) a 500 mila. In ogni caso molto di più di quanto stamane il Pd accreditava attraverso il suo organo ufficiale (la Repubblica): tra le 150 e le 300 mila presenze. Ma il punto non è solo nel numero (anche se portare quasi un milione di persone a Roma con il freddo vale molto di più che far votare 3 milioni a casa loro; ovviamente questa è solo una mia opinione).

            Il punto è che mentre alchimisticamente ci si ferma forse troppo spesso a discutere sul come sarà e sul come funzionerà, il mondo reale, quello della società, quello dei lavoratori e dei pensionati, quello dei migranti e dei giovani, chiede di mettersi subito a costruirlo questo nuovo soggetto unitario della Sinistra. Ecco quello che secondo me si leggeva sullo sfondo della manifestazione di oggi. Ed ecco anche perché la discussione e l’impegno sui temi della precarietà diventa fondamentale per il nuovo soggetto politico. Ma perché attenzione alla precarietà del lavoro e dei lavoratori prima di tutto, allora?

            Semplice. Oggi la precarietà è sempre più l’unica misura dell’accesso al lavoro. E se questa è la forma del lavoro, se questi sono sempre più i lavoratori, è a questi che un soggetto politico di Sinistra deve rivolgersi. Perché se passa il principio che la precarietà è il futuro, allora questa sarà anche lo strumento con il quale il mercato ricatterà anche i lavoratori oggi non precari(ma per quanto ancora?). E’ talmente diffuso e prossimo questo rischio che anche il Papa si è “lanciato” in un analisi sul mondo del lavoro. Ed al netto della laicità, come ha giustamente osservato oggi Moni Ovadia, il messaggio di Benedetto XVI è molto simile, per certi versi identico, alle richieste del mondo dei lavoratori precari in piazza a Roma.

            Unità, unità, unità. Hic et nunc. E allora partiamo. Stati generali, costituente, anche un tesseramento unitario: ma subito, ora, prima che sia troppo tardi. 

 

            PS: Chissà perché tutti quelli che di solito sono lesti e pronti a mettersi sull’attenti e a trovare giustificazioni alla solerzia nel praticare le loro idee conservatrici sul tema dei diritti degli individui quando parla il Papa, non hanno avuto la stessa reazione alle parole del Pontefice sulla precarietà. Vabbe’, di che stupirsi in fondo. Sono secoli che da quegli ambienti ci vengono ricordati i moniti al non desiderare la roba d’altri anche quando di propria non se ne ha o al porgere l’altra guancia anche quando si subisce, ma mai qualcuno che lì si ricordi di Gesù che caccia i mercanti dal tempio o che dice ai ricchi che è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago e non che questi entrino in Paradiso.


scritto da: olitarocco alle ore 19:17 | link | commenti
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Nome: Rocco Olita
Sono nato a Stigliano (MT) il 3 luglio del 1977, e attualmente vivo a Roccavione, a pochi chilometri da Cuneo. Ho una laurea in Filosofia, conseguita a Bari nel 2000 e sono specializzato in scienze della comunicazione. Mi occupo di comunicazione per professione, di politica per passione e di filosofia perché non posso farne a meno. E proprio dalle mie passioni, vocazioni e professione nasce l'idea di questo blog: raccogliere, esprimere e, di conseguenza, comunicare, temi ed argomenti legati alla Filosofia ed alla Politica, con un occhio particolare, sotto quest'utlimo profilo, ai temi dell'economia e del lavoro.

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