"FiloPolitica"

sabato, 30 giugno 2007

Una Sinistra nuova

Qui di seguito riporto il testo di un mio modesto contributo ai lavori ed alla discussione intorno alla necessità di unificare e rinnovare la Sinistra, di cui si è ampiamente dibattuto durante i lavori dell'assemblea di Sinistra Europea, il 16 e 17 giugno a Roma.

Contributo alla discussione, prima assemblea nazionale Sinistra Europea

Sinistra Europea è una tappa, non un fine, né un traguardo. Questo spirito di rinnovamento e di sforzo ad andare oltre l’attuale è il vero senso di quella che si presenta come la più coraggiosa e generosa operazione a Sinistra che si registra oggi in Italia.

Andare oltre l’attuale per cogliere al meglio il senso di un socialismo rinnovato, di un pensiero di sinistra che sia espressione dei bisogni degli uomini, non indicazione a questi sul dove indirizzarsi.

Una sinistra che si riappropria del suo principale obiettivo: quello di voler cambiare l’attuale società, di voler cambiare un Mondo in cui cresce la ricchezza di pochi e cresce la povertà dei molti. Voler conservare questo stato di cose, ovviamente, non può essere di sinistra, nemmeno a voler ingannare tutti con piccoli correttivi, con piccole riforme al processo.

Anche in questo secolo e millennio nascenti, ci si deve porre un obiettivo fondamentale: quello del cambiamento della società così come oggi è strutturata nei suoi rapporti di forza basati sull’unico discrimine “ricchezza/povertà”. Ecco quindi oggi l’esigenza di destrutturate le attuali forme del potere, dare a esse un volto nuovo e capace di guardare verso mete alternative a quelle del capitalismo e dell’attuale sistema di produzione/distribuzione.

Da ciò discende una nuova sfida che è necessario saper affrontare: quella di tendere ad una Politica rinnovata che non veda più nel governo il fine della propria azione. E tanto più che non persegua il governo dell’attuale, la governance dell’esistente, la gestione amministrativa dell’oggi come il suo solo metro di azione e il suo unico campo di attività, ma che sappia programmare il futuro, guardare al di là, cercare di prevedere e prevenire i problemi del mondo che sarà, correggendo da oggi le storture e le prepotenze che ci sono.

C’è bisogno, e lo si avverte a tutti i livelli, di ricucire uno strappo ormai determinatosi fra la politica e la società, fra il Palazzo e la Vita. Stiamo rischiando di entrare in una spirale sempre più perversa, in cui la democrazia si esprime solo con l’esercizio del voto. Ed è questo un fenomeno che sta aggredendo e colpendo anche “a sinistra”. Si sta diffondendo sempre più la cultura e la pratica del “non disturbate il manovratore”. Sta sempre via, via affermandosi l’idea che gli eletti sia delegati in bianco, e non rappresentanti di un gruppo, portatori di appartenenza. Partecipare, partecipare, partecipare. Avremo la forza di fare di queste parole il nostro agire quotidiano?

A gran voce oggi è ciò che chiede la società, e a tale richiesta non si può rispondere con la “medicina cura tutto” delle primarie. Partecipare significa lavorare insieme per rendere questo mondo migliore, questa società più umana. E’ un’impresa ardua, ecco perché è necessario condividerla. La politica, non può chiedere forza alla cosiddetta società civile, ai movimenti, al mondo dell’associazionismo,  nei momenti più difficili e poi congelare queste forze per ritirarle fuori magari a tre mesi dalle elezioni. E’ necessario instaurare un filo diretto con gli universi e le sfere del mondo produttivo e sociale, un rapporto costante e continuo per consentire ad una nuova dimensione politica di nascere e affermarsi.

E poi bisogna ripartire da dove chi ha scelto altre strade si è fermato. Dal movimento dei lavoratori, che diede vita, nel 1892, al primo partito italiano, quello socialista, dalle conquiste della democrazia di genere avutesi con i movimenti femministi, dal grande, innovatore e rivoluzionario movimento della non violenza. E partire da ciò per lavorare sui temi. Temi fondamentali, di respiro italiano, europeo e mondiale come quello del lavoro, sempre più precarizzato e fonte di insicurezza e alienazione, quando non addirittura di sfruttamento; la questione dei migranti, perché se la sicurezza è un bene per tutti, le teorie e le pratiche che si stanno affermando, anche in una sedicente sinistra, di limitazione della libertà degli altri per garantirsi la propria di fare ciò che si vuole e di mantenere l’attuale status quo sono eccessivamente conservatrici e reazionarie; le questioni dell’ambiente; la questione delle grandi povertà del mondo che sempre più assumono dimensioni apocalittiche.

Quest’ultimo aspetto è importantissimo e fondamentale per il Socialismo e la Sinistra del XXI secolo. Se non invertiamo la rotta del sistema di produzione e distribuzione della ricchezza, se non ce ne facciamo carico noi del mondo ricco, che siamo tali solo perché una larga parte dello stesso è poverissima, avremo la colpa non solo di avere fatto morire di fame miliardi di persone, ma anche di avere completamente destabilizzato l’ordine del mondo.

Perché, checché ne dicano a destra di noi, la sicurezza del mondo non si garantisce alzando muri, steccati, recinti o spostando i nomadi lontano dagli occhi. La sicurezza e la pace vanno perseguite con l’azione quotidiana, con il lavoro di tutti teso a garantire a tutti i mezzi minimi di sussistenza e di vita.

 


scritto da: olitarocco alle ore 17:27 | link | commenti (2)
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mercoledì, 13 giugno 2007

Più politica e di sinistra

Di seguito riporto un mio commento sull'esito elettorale di Matera apparso oggi su "Il Quotidiano della Basilicata". Su queste pagine, poi, la questione spero potremo approfondirla insieme. Ma non oggi. Al mio paese è festa. Vi invito tutti a Stigliano, e se non potete venire di persona, mi auguro e so che ci sarete con lo spirito.
da "Il Quotidiano della Basilicata", 13.06.2007
La sconfitta è amara. Brucia ed a caldo non fa vedere chiaramente i fatti. I dati, purtroppo per noi, erano chiari già dalle prime schede. Avevo messo in conto anche la possibilità di una sconfitta, ma non la immaginavo con simili proporzioni. L’elettorato ha voluto cambiare, anche se dubito che Buccico ed Acito siano il “nuovo”. Ma tanto fa: l’elettorato è sovrano ed ha sempre ragione.
Onestamente non credo che a Matera abbia vinto il centro destra; credo piuttosto che abbia perso il centro sinistra. Lo dico da appartenente al centro sinistra, da uno che crede nel centro sinistra e vota il centro sinistra. E non lo dico per sminuire la vittoria di Buccico, né per caricare di responsabilità non sue Dell’Acqua, a cui va il ringraziamento per il lavoro svolto.
Lo dico semplicemente perché se i cittadini di Matera alle ultime tre elezioni consecutive, nel 2004, nel 2005 e nel 2006, hanno scelto il centro sinistra con larghe maggioranze ed ora, appena un anno dopo ed a proporzioni inverse, mandano il centro sinistra all’opposizione, è chiaro che qualcosa nel rapporto fra quella coalizione e l’elettorato non ha funzionato.
A nulla vale nascondersi dietro un dito affermando che un conto sono le elezioni politiche, regionali e provinciali, un altro le comunali. Se così fosse, qualcuno mi spieghi perché i rappresentanti di quei governi provinciali, regionali e nazionali hanno preso parte attiva a questa campagna elettorale.
Si è interrotto qualcosa fra l’elettorato ed i rappresentanti di centro sinistra, e questa “rottura” ha determinato il risultato elettorale. Ed è dal recupero di quel rapporto fra elettori e eletti, dalla presa d’atto di quella interruzione, che si deve partire per ricostruire il consenso intorno al centro sinistra.
Certo questa breve e modesta analisi non ha la pretesa di contenere la verità, che in politica non sta mai tutta da una sola parte. Mi auguro, però, che ora non ci si rapporti alla sconfitta elettorale con l’arroganza di ricercare i colpevoli, ma con l’umiltà di riconoscere gli errori. Spero che non ci si lasci tentare dalla consolante e comoda individuazione del responsabile nella persona di qualche grande elettore o presunto tale, perché ciò presupporrebbe un dato che in politica non è ancora assunto: la proprietà sull’elettorato.
La politica non la fanno solo gli eletti con i loro atti amministrativi e le loro dichiarazioni: la fanno anche gli elettori, e la fanno con il voto. Il voto non è solo lo strumento con il quale si attribuisce il consenso, è anche il modo con il quale il cittadino esprime il dissenso; non è solo il segno dell’appartenenza, ma anche la forma del giudizio.
E del giudizio che hanno espresso gli elettori di Matera è necessario prenderne atto per trarne le dovute conseguenze. E’ necessario ricominciare a fare politica, nel senso di “interessarsi delle questioni della polis”, guardare alle esigenze dei cittadini, dei lavoratori, dei molti precari e di quelli che rischiano di perdere il lavoro, dei pensionati e delle fasce più deboli della popolazione, ascoltare le loro richieste e cercare risposte ai loro bisogni, evitando di concentrarsi solo su equilibri e tatticismi e riparando, al contempo, a quel certo “strabismo territoriale” che è l’humus su cui si sviluppa un certo campanilismo di facciata.
Ci confrontiamo, infine, ora più di prima, con la necessità di ricostruire nel centro sinistra, e di ricostruire a sinistra, con l’esigenza di unificare in questa regione tutte le realtà politiche di sinistra e progressiste. Per creare una forza di popolo e di governo, che sia, come ho già avuto occasione di dire, pronta però più ad accogliere e rispondere ai bisogni del primo che non a sacrificare questi alle esigenze del secondo.

scritto da: olitarocco alle ore 10:32 | link | commenti
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Nome: Rocco Olita
Sono nato a Stigliano (MT) il 3 luglio del 1977, e attualmente vivo a Roccavione, a pochi chilometri da Cuneo. Ho una laurea in Filosofia, conseguita a Bari nel 2000 e sono specializzato in scienze della comunicazione. Mi occupo di comunicazione per professione, di politica per passione e di filosofia perché non posso farne a meno. E proprio dalle mie passioni, vocazioni e professione nasce l'idea di questo blog: raccogliere, esprimere e, di conseguenza, comunicare, temi ed argomenti legati alla Filosofia ed alla Politica, con un occhio particolare, sotto quest'utlimo profilo, ai temi dell'economia e del lavoro.

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