Qui di seguito riporto il testo di un mio modesto contributo ai lavori ed alla discussione intorno alla necessità di unificare e rinnovare la Sinistra, di cui si è ampiamente dibattuto durante i lavori dell'assemblea di Sinistra Europea, il 16 e 17 giugno a Roma.
Contributo alla discussione, prima assemblea nazionale Sinistra Europea
Sinistra Europea è una tappa, non un fine, né un traguardo. Questo spirito di rinnovamento e di sforzo ad andare oltre l’attuale è il vero senso di quella che si presenta come la più coraggiosa e generosa operazione a Sinistra che si registra oggi in Italia.
Andare oltre l’attuale per cogliere al meglio il senso di un socialismo rinnovato, di un pensiero di sinistra che sia espressione dei bisogni degli uomini, non indicazione a questi sul dove indirizzarsi.
Una sinistra che si riappropria del suo principale obiettivo: quello di voler cambiare l’attuale società, di voler cambiare un Mondo in cui cresce la ricchezza di pochi e cresce la povertà dei molti. Voler conservare questo stato di cose, ovviamente, non può essere di sinistra, nemmeno a voler ingannare tutti con piccoli correttivi, con piccole riforme al processo.
Anche in questo secolo e millennio nascenti, ci si deve porre un obiettivo fondamentale: quello del cambiamento della società così come oggi è strutturata nei suoi rapporti di forza basati sull’unico discrimine “ricchezza/povertà”. Ecco quindi oggi l’esigenza di destrutturate le attuali forme del potere, dare a esse un volto nuovo e capace di guardare verso mete alternative a quelle del capitalismo e dell’attuale sistema di produzione/distribuzione.
Da ciò discende una nuova sfida che è necessario saper affrontare: quella di tendere ad una Politica rinnovata che non veda più nel governo il fine della propria azione. E tanto più che non persegua il governo dell’attuale, la governance dell’esistente, la gestione amministrativa dell’oggi come il suo solo metro di azione e il suo unico campo di attività, ma che sappia programmare il futuro, guardare al di là, cercare di prevedere e prevenire i problemi del mondo che sarà, correggendo da oggi le storture e le prepotenze che ci sono.
C’è bisogno, e lo si avverte a tutti i livelli, di ricucire uno strappo ormai determinatosi fra la politica e la società, fra il Palazzo e
A gran voce oggi è ciò che chiede la società, e a tale richiesta non si può rispondere con la “medicina cura tutto” delle primarie. Partecipare significa lavorare insieme per rendere questo mondo migliore, questa società più umana. E’ un’impresa ardua, ecco perché è necessario condividerla. La politica, non può chiedere forza alla cosiddetta società civile, ai movimenti, al mondo dell’associazionismo, nei momenti più difficili e poi congelare queste forze per ritirarle fuori magari a tre mesi dalle elezioni. E’ necessario instaurare un filo diretto con gli universi e le sfere del mondo produttivo e sociale, un rapporto costante e continuo per consentire ad una nuova dimensione politica di nascere e affermarsi.
E poi bisogna ripartire da dove chi ha scelto altre strade si è fermato. Dal movimento dei lavoratori, che diede vita, nel 1892, al primo partito italiano, quello socialista, dalle conquiste della democrazia di genere avutesi con i movimenti femministi, dal grande, innovatore e rivoluzionario movimento della non violenza. E partire da ciò per lavorare sui temi. Temi fondamentali, di respiro italiano, europeo e mondiale come quello del lavoro, sempre più precarizzato e fonte di insicurezza e alienazione, quando non addirittura di sfruttamento; la questione dei migranti, perché se la sicurezza è un bene per tutti, le teorie e le pratiche che si stanno affermando, anche in una sedicente sinistra, di limitazione della libertà degli altri per garantirsi la propria di fare ciò che si vuole e di mantenere l’attuale status quo sono eccessivamente conservatrici e reazionarie; le questioni dell’ambiente; la questione delle grandi povertà del mondo che sempre più assumono dimensioni apocalittiche.
Quest’ultimo aspetto è importantissimo e fondamentale per il Socialismo e la Sinistra del XXI secolo. Se non invertiamo la rotta del sistema di produzione e distribuzione della ricchezza, se non ce ne facciamo carico noi del mondo ricco, che siamo tali solo perché una larga parte dello stesso è poverissima, avremo la colpa non solo di avere fatto morire di fame miliardi di persone, ma anche di avere completamente destabilizzato l’ordine del mondo.
Perché, checché ne dicano a destra di noi, la sicurezza del mondo non si garantisce alzando muri, steccati, recinti o spostando i nomadi lontano dagli occhi. La sicurezza e la pace vanno perseguite con l’azione quotidiana, con il lavoro di tutti teso a garantire a tutti i mezzi minimi di sussistenza e di vita.
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