"FiloPolitica"

lunedì, 29 gennaio 2007

E se Fassino andasse a Palazzo Chigi?

Salve a tutti,
            e ben ritrovati. Lo so, lo so, è solo gossip politico ed indiscrezioni messe in giro artatamente. Ma se trapelano anche dalle colonne di “Velina Rossa”, organo di informazione parlamentare diretto da Pasquale Laurito e vicino agli ambienti dalemiani, allora certe voci cominciano a colorarsi delle tinte della veridicità, o quantomeno della probabilità.
            Sto parlando delle “chiacchiere” circa un possibile ingresso nel Governo, dopo la prossima estate e prima delle discussioni sulla Finanziaria 2008, di Piero Fassino. L’entrata di Fassino al Governo sarebbe coincidente anche con un mini rimpasto che potrebbero gradire anche altri “soci” nella maggioranza. Cambiare qualche poltrona o poltroncina, fare qualche piccolo spostamento, anche di dicastero, potrebbe dare ad alcuni nuova linfa e soprattutto una piccola boccata d’aria per correggere e limitare eventuali frizioni.
            Ciò detto, nasce spontanea una domanda: perché Fassino dovrebbe entrare nell’esecutivo di Romano Prodi? Be’, perché il prossimo 19, 20 e 21 aprile la sua segreteria potrebbe non essere più salda come oggi, almeno sulla carta, lo è. Al prossimo congresso della Quercia in aprile, infatti, le due proposte alternative (quella della sinistra proposta da Slavi e Mussi e l’altra portata avanti da Angius e co.) potrebbero raggranellare una quota di consensi vicina al 30 per cento. Di più, con il voto segreto dei delegati sulle mozioni e con lo spauracchio che, qualora si dovesse accelerare sulla direzione del Partito Democratico, quello di aprile potrebbe essere il canto del cingo del più grande partito della sinistra italiana, non è escluso che i dissenzienti rispetto a tale prospettiva potrebbero avvicinarsi al 40 per cento. E se ciò avvenisse, Fassino, candidato alla segreteria per la mozione di maggioranza, potrebbe sì confermare la sua leadership, ma con un consenso molto più risicato di quello che oggi gli viene accreditato.
            Di qui nasce l’ipotesi dell’entrata al Governo dell’esile piemontese. Per ridare slancio ai Ds, infatti, gli stessi uomini della maggioranza congressuale potrebbero optare per un cambio di vertice nelle stanze del “Botteghino” e quindi ricercare per l’attuale segretario una collocazione a Palazzo Chigi (ovviamente, spiego per i non addetti ai lavori, un ex segretario nazionale non lo si può mica mandare a casa con un bel servito. Sembrerebbe sconfessare ciò che è stato fatto fino a quel momento).
            Gli scenari che potrebbero aprirsi a quel punto circa le sorti dei Ds e del futuro Pd sono, al momento, di difficile previsione (nel conto va messo anche un forte passo indietro rispetto alla fusione con la Margherita, che potrebbe essere caldeggiato, a quel punto, anche dai vertici del partito del fiore, oltre che da quasi la metà dei Ds, se i voti delle mozioni congressuali dovessero seguire le percentuali che pronosticavo poco sopra). E, inoltre, chi potrebbe prendere la guida della segreteria della Quercia. Il nome che viene in mente a me – ed anche ad altri a giudicare dalle voci di cui prima riferivo – è quello dell’emiliano Pier Luigi Bersani. Con lui alla segreteria nazionale, non solo si liberebbe un posto nel Governo che potrebbe essere ricoperto da Fassino, ma si potrebbe dare anche una ventata di rinnovamento al Botteghino. Bersani potrebbe essere l’uomo della provvidenza per una serie di situazioni e considerazioni. E’ uomo vicino a Massimo Dalema, quindi potrebbe contare sull’appoggio di una cospicua fetta del Partito. E’ ben visto da Caldarola, Angius e gli altri della terza mozione e, avendone verificato in questi mesi le doti di dialogo con le parti sociali, credo sia l’uomo giusto per tentare una ricucitura a sinistra con Salvi, Mussi, Bandoli e Spini.
            Infine – e qui aggiungo, non nascondendola, una nota di soddisfazione personale – potrebbe rappresentare un argine alle mire espansionistiche e di scalata più volte manifestate dal mediatico (e per certi versi berlusconiano nell’agire e nel porsi) sindaco della capitale Walter Veltroni. Il sindaco capitolino, infatti, da diversi mesi fa “melina” per prendere tempo e tentare, così, di vincere la sua partita. Finge di non voler prendere parte alle diatribe della Quercia e poi si cala nella parte di dirigente di partito impegnato a ricercare fronti di unione; si distacca chiedendo una discussione sui temi del Pd e poi firma la mozione pro Fassino; si muove, infine, quasi fosse fuori dagli schemi e dagli “equilibrismi” del Partito e poi cerca all’esterno (in Prodi, per l’aspetto politico, ed in De Benedetti, per il mondo economico e produttivo) quelle sponde che gli possono servire da appoggio al suo progetto: che è poi, in sintesi, quello di affermarsi come futuro leader di un eventuale Pd e prossimo candidato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. 
            E poi, anche in virtù di queste ultime valutazioni, chi lo dice che Bersani non possa essere il futuro leader della coalizione di centro sinistra, magari il sostituto di Prodi alla prossima corsa verso lo scranno più alto del Governo? Se deve giocarsela anche contro Veltroni, tanto vale andare fino in fondo, o no?

scritto da: olitarocco alle ore 12:20 | link | commenti
categorie:
mercoledì, 17 gennaio 2007

Ma da che parte pende il Campanile?

Salve a tutti,
            e ben trovati, dopo questa mia lunga assenza. Voglio subito rispondere a Primadirettiva che con una sua pungente e brillante provocazione si è detto meravigliato delle mie critiche alle teorie sulla flexsecurity, specialmente in ragione del mio passato nello Sdi. E’ una provocazione, lo so, ma ti ringrazio per averla proposta. Io “intendo” il Socialismo come il pensiero che pone al centro del mercato e del sistema di produzione il lavoratore, l’uomo, inteso come agente e protagonista dello stesso sistema, ma anche come il principale portatore di interessi nel sistema stesso. I socialisti democratici italiani questo lo “intendevano” un tempo, oggi non più. Ecco perché io me ne sono andato. O meglio, io sono il tipo che se il mercato spinge per ottenere maggiori libertà d’azione per inseguire il profitto a scapito dei lavoratori comincio a rinforzare i baluardi a sinistra cercando di tenere ferma la barra sulla centralità dell’uomo e non della ricchezza, gli altri non so. Non voglio arrivare a sostenere le idee di Wim Dierckxens, che nel suo La transizione al postcapitalismo individua in una riduzione della crescita economico/produttiva, se non addirittura in una lunga fase a crescita zero, la soluzione degli squilibri reddituali attuali, ma certo è impossibile continuare ad assistere ad uno sviluppo economico senza un reale progresso umano.
            Ma non è di questo che voglio parlare oggi, e quindi chiudo la questione, salutando ancora con affetto e infinita stima il compagno Primadirettiva.
            Quello che oggi mi spinge a scrivere è la considerazione di un fatto assai anomalo. Nella mia Regione, la Basilicata, avvengono accadimenti politici molto particolari. Infatti, in questa Terra il partito dei Popolari-Udeur ha molta più forza e visibilità che in altri contesti, anche senza avere poi in effetti tutto il consenso necessario per le postazioni occupate. Sono esponenti del partito del Campanile il vice presidente della Giunta regionale, nonché assessore all’agricoltura, Gaetano Fierro, la vice presidente del Consiglio regionale Rosa Mastrosimone, ben quattro consiglieri regionali (uno, Fierro, eletto nel listino collegato alla lista di maggioranza, casomai, avranno pensato i soci dell’Unione, non fossero stati abbastanza quelli scelti dai cittadini), il presidente della Provincia di Matera Carmine Nigro, e poi, a scorrere, un considerevole numero di amministratori locali, assessori e presidenti, e manager e direttori nominati in vari enti e società pubbliche, a partire da quella che gestisce le risorse idriche lucane per giungere all’agenzia materana preposta all’edilizia residenziale pubblica.
            E con questo? Be’, la cosa curiosa è che nonostante questo cospicuo e considerevole numero di teste coronate, gli udeurini lucani rappresentano il gruppo che più di ogni altro all’interno della maggioranza scalpita e freme lanciando continuamente minacce ed ultimatum ad indirizzo del centro sinistra. In due diverse e separate occasioni il vice presidente ed assessore regionale ha votato contro la maggioranza, in una abbandonando l’aula insieme all’intero gruppo Udeur, compreso, ovviamente, la vice presidente del Consiglio; gli assessori Udeur del Comune capoluogo di regione hanno pubblicamente manifestato contro una deliberazione assunta dalla stessa Giunta di cui sono parte; l’amministratore dell’agenzia per l’edilizia residenziale materana ha palesemente ignorato gli accordi politici, scavalcandoli e contravvenendoli nella scelta del direttore; alla vigilia delle Comunali di Matera, la segreteria provinciale del Campanile si è tirata fuori dalle logiche che portavano ad eventuali “primarie”, accusando i “soci” dell’Unione di aver già deciso tutto prima, e di voler coprire gli accordi con un velo di democrazia fittizia attraverso la “tornatina” elettorale; ed infine, nella comunità montana che ha sede nel mio comune, Stigliano, gli uomini dell’Udeur, non vedendo accettate le proprie proposte di rappresentanza in seno all’esecutivo dell’ente montano dal centro sinistra, hanno pensato bene di andare a prendersele (ora hanno il presidente e due assessori, su di una Giunta composta complessivamente da cinque persone, è ovvio che gli altri non volevano accettare, per non parlare del capogruppo di maggioranza) con i voti del centro destra, in cambio di un assessorato.
            Quello che viene spontaneo chiedersi è: da che parte pende il Campanile in Basilicata? E sì, perché non lo si capisce. Perché quanto un vice presidente abbandona l’aula in apparente dissenso con la maggioranza dovrebbe, quantomeno, rimettere la delega; quando uomini di un partito di una coalizione si rendono protagonisti di un blitz ai danni della stessa coalizione, come è avvenuto all’ente montano di Stigliano, o sono loro fuori dal loro partito di provenienza o è il partito ad essere fuori dagli accordi di coalizione.
            Ma è proprio quest’ultimo accadimento quello che confonde di più le idee sulle pendenze delle torri campanarie lucane. Ed infatti il giorno dopo il blitz alla comunità montana, il segretario provinciale materano, nonché vice presidente del consiglio regionale, nonché vice presidente nazionale dell’Udeur Rosa Mastrosimone, si è affrettata a dire che i protagonisti dei fatti di Stigliano “agiscono e sono fuori dal partito”. Perbacco, è un’affermazione forte. La segretaria provinciale caccia dal partito un presidente di comunità montana e due assessori (in pratica tutta la Giunta), per non parlare del capogruppo di maggioranza dell’ente, in un colpo solo, e senza pensarci più di tanto. Corbezzoli. Anche perché, tutti i protagonisti della vicenda, fino a prova contraria, sono tutti uomini dell’entourage del presidente della Provincia di Matera Carmine Nigro, suoi fedeli e storici collaboratori, amici nella vita prima ancora che nel partito. E che succede? Implicitamente la segretaria provinciale sfiducia la massima carica istituzionale che il suo stesso partito ha proprio nella sua provincia? Se è così, la domanda di cui al paragrafo precedente, diventerebbe: quale parte del Campanile pende a destra? Quale a sinistra? Quant’è il reciproco peso di queste parti? Non è che a furia di pendere da lati diversi, le due parti provochino la caduta della torre con tutte le campane?
            Ne vedremo delle belle. 

scritto da: olitarocco alle ore 11:46 | link | commenti (2)
categorie:

Questo sito non è una testata giornalistica e non viene aggiornato periodicamente. Pertanto, non è soggetto alle norme della legge 47/78 richiamata dalla legge 62/2001 e successive.

Chi sono

Utente: olitarocco
Nome: Rocco Olita
Sono nato a Stigliano (MT) il 3 luglio del 1977, e attualmente vivo a Roccavione, a pochi chilometri da Cuneo. Ho una laurea in Filosofia, conseguita a Bari nel 2000 e sono specializzato in scienze della comunicazione. Mi occupo di comunicazione per professione, di politica per passione e di filosofia perché non posso farne a meno. E proprio dalle mie passioni, vocazioni e professione nasce l'idea di questo blog: raccogliere, esprimere e, di conseguenza, comunicare, temi ed argomenti legati alla Filosofia ed alla Politica, con un occhio particolare, sotto quest'utlimo profilo, ai temi dell'economia e del lavoro.

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte