"FiloPolitica"

mercoledì, 30 agosto 2006

Lucania Buskers ovvero una risposta che già esiste alle ipotesi di Donato Salvatore

       Salve a tutti,
       qui di seguito riporto il comunicato che ho inviato ieri, come responsabile organizzativo del Lucania Buskers Festival, in relazione alle dichiarazioni dell'Assessore Regionale alle Attività Produttive Donato Salvatore. Per carità, non vi è, dietro le mie parole, nessuna acredine personale né politica: è solo una semplice constatazione dei fatti. Buona lettura.
   
     Condividiamo appieno le opinioni espresse nel comunicato diramato qualche ora fa dall’Assessore Regionale alle Attività Produttive Donato Salvatore, dopo la partecipazione all’apertura del festival “Officina Clown – Circo Sorriso” ad Avigliano, in merito alla possibilità che in Basilicata venga ospitata una rassegna di arti e teatro di strada. Inoltre, condividiamo anche la sua idea che individua nelle arti di strada un modo originale per rivalutare i comuni, costruendo un evento itinerante capace di aggregare più realtà territoriali, animandone, in tutte, i vicoli, le piazze ed il tessuto urbano. Così come siamo in piena sintonia con la visione dell’Assessore che individua nelle arti di strada anche una funzione per così dire “terapeutica” in grado di portare sollievo a quelle persone spesso lontane dalla fruizione dell’arte o che vivono in uno stato di disagio fisico e psichico.
     Tutto ciò lo condividiamo talmente tanto da perseguirlo con la nostra associazione “Mananderr” e l’evento che questa organizza, il “Lucania Buskers Festival”, già dal lontano 2002. Il “Lucania Buskers Festival” è una vetrina annuale delle arti e del teatro di strada che annovera nomi di primo piano nel panorama internazionale (quest’anno, solo per fare solo alcuni esempi recenti, abbiamo ospitato le esibizioni di Joppe, degli Afro Jumbo Jeggs, dei Sinakt e del Cirque Allant Vers) ed itinerante, capace di coinvolgere in sette serate ben quattro diversi comuni (Gorgoglione, Grumento Nova, Stigliano e Matera). Ed infine condividiamo fortemente l’idea di Salvatore riguardo alla possibilità di “sfruttare” le funzioni “terapeutiche” dell’arte di strada, tanto da aver elaborato, nel 2002, il progetto “Smile”, dedicato a bambini ed anziani che si fonda sulla “terapia della risata” ed individua la solidarietà come valore e l’umanizzazione dell’assistenza come obiettivo pratico da realizzare attraverso un’esperienza diretta.
     Inoltre, è pienamente condiviso anche il progetto di realizzare un’officina, un cantiere permanente delle arti di strada. Tanto condiviso dall’associazione “Manaderr” che da tempo abbiamo presentato, e perseguiamo nella realizzazione, la nostra idea progettuale per la realizzazione di un “Borgo Teatro” dedicato all’arte di strada e composto da un centro di documentazione, uno spazio espositivo, un luogo per seminari e dibatti ed uno per esibizioni teatrali.
     L’idea di creare una rete di eventi simili, infine, è un altro punto fermo del nostro evento, come abbiamo sempre sostenuto e, nei fatti, perseguiamo ormai da oltre quattro anni. Un network che sta sempre più delineandosi ed affermandosi grazie alla collaborazione continua e proficua con manifestazioni come la nostra in diversi contesti d’Italia e d’Europa, ma anche stabilendo rapporti con altre manifestazioni ed esperienze culturali sul territorio lucano.
     Quello che ora mi chiedo, leggendo le dichiarazioni dell’Assessore Salvatore, è perché, dato che condividiamo, almeno stando alle sue parole, la stessa idea progettuale ed egli giudica positivo questo modo di operare non ha inteso sostenere il nostro evento, che pure conosce nel dettaglio dato che sempre e puntualmente ne ha ricevuto il progetto con largo anticipo, così come la Regione ha fatto con altri? La nostra kermesse si fregia di patrocini importanti, anche internazionali, come quello dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi, oltre il cinquanta per cento degli artisti che vi partecipano sono stranieri, è molto conosciuta ed apprezzata soprattutto nel circuito Europeo e Sud Americano delle arti di strada eppure la Regione Basilicata non la considera un evento a valenza internazionale. Non vorrei fosse solamente una questione “geografica”?

scritto da: olitarocco alle ore 07:50 | link | commenti
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venerdì, 25 agosto 2006

Si continua a sbattere i nomi in prima

Buon giorno a tutti,
            oggi sono un po’ incavolato. C’è una criminale tendenza in questa nostra Italia che spinge a non voler imparare dagli errori precedenti. Mi spiego: si fa tanto per dire che non è giusto spettacolarizzare la giustizia, che i processi si fanno nei tribunali e non sulle pagine dei giornali, che in un regime di garantismo giudiziario è inconcepibile mettere al patibolo qualcuno come colpevole solo perché indagato e poi, puntualmente, dalla cronaca nazionale a quella locale si reitera la scellerata pratica.
            A cosa mi riferisco? A quanto c’è scritto a pagina 2 del quotidiano lucano “La Nuova” nelle edicole oggi. A centro pagine (e con fondo anche più evidente, caso mai a qualcuno dovessero sfuggire) campeggiano in bella mostra, e con tanto di numerazione in grassetto, i nomi degli imprenditori agricoli coinvolti nell’“inchiesta” sulla “presunta” frode a danno dei fondi UE per gli interventi in agricoltura. Complimenti, caro il mio direttore responsabile Mario Isoldi (visto che ti piace fare i nomi sul tuo giornale: Mario Isoldi, Mario Isoldi, Mario Isoldi….), davvero elegante per un giornale che, dalle righe dell’editorialista Nino Grasso, si atteggia a garante della regolarità della funzione democratica e liberale della stampa.
            Per prima cosa, vorrei far notare alla redazione della nuova che le parole “inchiesta” e “presunta” differiscono dai termini “giudizio” e “certa”. Vale a dire che in fase istruttoria e di indagine non si sa ancora se le persone nominate sulla vostra testata siano colpevoli o meno. Se l’indagine si rivelasse un nulla di fatto, sareste disposti a ripubblicare i nomi, tutti, chiedendo scusa agli interessati e titolando il pezzo con un bel: “I nominativi degli imprenditori assolti dall’indagine sui fondi UE in agricoltura”? Credo proprio di no.
E poi, già pubblicare il nome di qualcuno solo perché indagato lo ritengo stupido, oltre che offensivo della dignità personale, ma in Basilicata ciò si carica dell’aggravante data dal fatto di essere una piccola regione. Sapete, mie cari redattori de “La Nuova”, che in Basilicata siamo talmente pochi che ci conosciamo quasi tutti? E sapete che oggi, nei bar, molti avventori avranno iniziato a commentare il vostro elenco di nomi con: “ah, ho capito chi è questo, quello che ha l’azienda lì”, oppure, “come non lo conosci, il fratello lavora al comune e lui ha sposato…”? O è proprio il macabro e cinico piacere di vedere simili reazioni che vi ha spinti a pubblicare quel dannato elenco? Con l’indicazione del comune, giusto per evitare confusioni dettate da eventuali casi di omonimia, ed i numeri affianco ai nomi, poi, perché? Per darci la possibilità di giocare i numeri di coloro che conoscevamo? Così, giusto da una scorsa dell’elenco “al volo” ho riconosciuto tante persone da compilare un paio di colonne al Superenalotto.
C’è una cosa più di tutte che mi lascia l’amaro in bocca di questa scriteriata vicenda della pubblicazione dei nomi. Io sono un convinto assertore dell’assoluta libertà di indagine della magistrature, della sua insindacabile autonomia. Sono anche convinto, seriamente, che l’Italia possa avvalersi di ottimi inquirenti. Per tutte queste due considerazioni di fondo, vedere pubblicati i nomi di soggetti coinvolti in un indagine prima dell’eventuale giudizio mi contraria non poco. Se questi stessi imprenditori verranno poi assolti, nessun giornale pubblicherà i loro nomi. Ciò comporterà che, per l’opinione pubblica, Tizio o Caio, i cui nomi oggi compaiono sul giornale, sarà sempre “colui che è stato indagato per quella frode sui fondi UE”. Tutto questo accanimento mediatico ha, come primo ed unico risultato, quello di sfiduciare il cittadino nei confronti della Giustizia. Questa sarà infatti sempre vista come il Moloch capace di condannare tutto e tutti, anche quando si è innocenti. In realtà, la condanna degli innocenti, in questo caso come in tanti altri, è solo opera di chi, gestendo uno strumento di informazione come un pulpito, si crede il vero ed unico depositario della verità. Una verità a gettoni, però, da vendere per qualche punto in più di share o per due copie in più vendute che fanno salire l’appetibilità del giornale verso i pubblicitari.
Capisco le difficoltà di scrivere un giornale in una regione che, in pratica, non ha cronaca nera o giudiziaria, ma se per sopperire a ciò si pubblicano tutte le indagini, comprese di nomi e codici fiscali degli indagati, portati avanti dalle varie procure territoriali siamo alla frutta.
“Pochi sì ma mica scemi”, ha chiosato, a proposito del popolo lucano, nel suo editoriale di oggi Mimmo Sammartino su “La Gazzetta di Basilicata”; concordo. E credo, cari amici de “La Nuova” che quei pochi e mica scemi lucani potrebbero stancarsi di leggere giornali che pubblicano elenchi di tal risma.
Ovviamente, è questo un pensiero che vale per tutte quelle testate, regionali e nazionali, che continuano, imperterrite, a sbattere i nomi dei semplici indagati in prima pagina, indicandoli al pubblico ludibrio e sperando così di vendere quella fatidica copia in più. Ma siete quotidiani d’informazione o tabloid scandalistici?

scritto da: olitarocco alle ore 12:15 | link | commenti
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mercoledì, 23 agosto 2006

Non all'atomo, non al vento né al sole

Buon giorno a tutti,
oggi voglio prendere spunto dalla questione che occupa le prime pagine delle testate locali: il proliferare di parchi eolici in Basilicata. Il presidente del gruppo consiliare in Regione del partito della Rifondazione Comunista Emilia Simonetti già giorni addietro aveva depositato una proposta di legge per una moratoria alla realizzazione in regione di nuovi impianti per la produzione di energia eolica. Alla Simonetti si è aggiunta la segretaria regionale dei Verdi di Basilicata Anna Fulgione nonché varie associazioni e comitati.
Il casus belli della ripresa delle ostilità contro le pale eoliche (del quale tenterò una stringatissima sintesi, rimandando, per gli approfondimenti, ai puntuali e precisi articoli usciti in questi giorni sulla stampa locale) sarebbe la decisione presa dall’esecutivo regionale di autorizzare la realizzazione di alcuni impianti che si andranno ad aggiungere a quelli già presenti. Nonostante nel concedere le autorizzazioni la Giunta si sia strettamente attenuta alle norme in materia e sebbene la realizzazione degli impianti in questione fosse già stata oggetto di valutazione positiva da parte del Tar, in molti hanno criticato la concessione dell’autorizzazione vedendo in essa una sorta di “assoggettamento” alla volontà delle “lobby del vento”.
Due parole sulla mia posizione a riguardo. Sebbene condivida, in linea di principio, la necessità di dare corso, da parte della Regione, ad un disegno di legge che porti alla realizzazione di un piano energetico regionale, la moratoria presentata da Prc non va in questo senso, procrastinando solo momentaneamente la discussione sul problema, senza minimamente indicarne la soluzione. Cioè, dobbiamo realizzare un piano energetico regionale? Bene, ma nel frattempo continuiamo ad applicare la legge e le norme attuali dando, a chi ne ha il diritto, la possibilità di fare impresa e produrre energia, non impedendolo a tutti senza distinzioni di sorta. Anche perché scrivendo questo articolo sto consumando energia elettrica e da qualche parte la dovranno pur prendere.
E con ciò veniamo al vero bandolo della matassa: non si può sempre e solo dire “no”.
Qualche tempo fa l’Enel, mossa ovviamente da particolarissimi tornaconti aziendali, aveva realizzato uno spot geniale. Ricordate? C’erano persone sedute su di una panchina, al mare, in una cava e compivano le più normali attività quotidiane. L’unica particolarità di quelle immagini era che le spine per la corrente dei diversi apparecchi usati da quelle persone erano inserite nella sabbia, nel terreno, in una roccia. Ed alla fine, una frase chiudeva la pubblicità: “se fosse così semplice avere energia, forse non avreste bisogno di noi”. Geniale.
Certamente un po’ presuntuosa, ma il senso rimane immutato. Ogni forma di produzione di energia inquina, e su questo non ci piove. Ma la produzione, per ovvie ragioni, inquina meno del consumo, perché quest’ultimo, oltre ad inquinare di per sé, inquina perché necessità di altra produzione. Ergo, non si può continuare a deprecare la produzione di energia, di tutti i tipi e con tutte le tecniche, continuando a consumarne come facciamo oggi.
Capisco la condanna dell’uso del nucleare (anche se personalmente ne rivedrei i termini), capisco ed in parte condivido la critica all’uso di combustibili fossili, per loro stessa natura in esaurimento, oltre che estremamente inquinanti, ma se le biomasse inquinano l’aria e minacciano i boschi, gli impianti idroelettrici modificano i bacini fluviali, le pale eoliche deturpano il paesaggio e danneggiano l’avifauna ed i pannelli solari potrebbero accecare i passerotti, dovendo pur escludere la dinamo delle biciclette perché i ciclisti si dopano (non so che c’entra ma suonava bene), non capisco come diavolo si può fare a far girare gli elettrodomestici, le industrie, gli ospedali, eccetera, eccetera, eccetera. A pile? Ma anche così, a parte l’impraticabilità economica, ci sarebbe poi il problema di dove gettare quelle esaurite.
E’ facile essere spiritosi sulla questione, non trovate? Ciò non di meno il problema rimane. Ricordo a Stigliano la feroce battaglia contro la centrale a biomasse ad Acinello, così come oggi ci si oppone ai parchi eolici. Per quanto lottare contro i mulini a vento sia estremamente romantico e innegabilmente affascinante (Cervantes docet, e sulla vicenda, nel parco eolico di Gorgoglione, hanno pure ambientato una drammatizzazione del don Chisciotte), onestamente non posso che stigmatizzarlo.
Anche perché, chiederei ai sostenitori del “no all’atomo, non al vento né al sole”, parafrasando il titolo di un album di Fabrizio De André, come pensate di risolvere il problema energetico? Parlate tanto di fonti di energia rinnovabile, ma non volete che si realizzino impianti per la loro produzione: se non così come? So che ora mi risponderete che il problema sta nella riduzione dei consumi, che se ognuno consumasse meno beni ed energia potremmo star meglio tutti, che se ogni abitazione producesse da sé tutta l’energia che le serve si avrebbe un risparmio notevolissimo e so anche che tutto ciò, oltre ad essere sacrosanto, è anche totalmente fattibile. Ciò detto e fatto, rimane il problema delle industrie, degli usi sociali dell’energia, della necessità di produrla oggi e non rimandare il problema ai sogni di un futuro migliore. Piaccia o non piaccia la Fiat non funzionerà mai semplicemente sostituendo il suo tetto con pannelli solari. Ed oggi la Fiat, come le altre industrie piccole e grandi di questo mondo, ancora ci sono e ci servono.
Credo che per quanto concerne il problema energetico la lista dei problemi ormai la conosciamo tutti, sarebbe il caso di impegnarsi a definire l’elenco delle soluzioni. Attendo risposte e proposte, grazie.

scritto da: olitarocco alle ore 10:49 | link | commenti
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martedì, 22 agosto 2006

Il buio nella notte della luna

Salve a tutti,
e ben ritrovati. Sono passati alcuni giorni dall’ultimo mio articolo, e devo dire che un po’ di riposo mi ha fatto davvero bene: peccato sia stato soltanto un po’.
Mi scuserete però se in questo articolo mi rivolgerò in particolare a Nicola Manfredelli, che con un suo intervento a commento di un mio pezzo precedente mi ha dato lo spunto per quanto sto per dirvi.
Per prima cosa, Nicola voglio nuovamente ringraziarti per l’attenzione che hai dedicato al mio blog. Ma per giungere al sodo del tuo intervento vorrei subito entrare nel merito della questione: “La notte della luna”, ovvero quando la Regione diventa un’agenzia di booking.
Be’, caro Nicola come tu stesso lasci trapelare nel tuo intervento "La notte della luna" è l'emblema di uno strabismo dell'esecutivo regionale. No, per carità nessuna polemica politica. Avrei potuto dire cecità, invece no, solo strabismo.
Ovviamente ora dovrei motivare quel che dico. E lo faccio con molto piacere. Il Lucania Buskers Festival, come ho affermato nella conferenza stampa di presentazione dell'evento a Matera lo scorso 3 agosto, costa “un quarto di luna”, se non meno. Inoltre, è un evento realizzato da un’associazione culturale senza fini di lucro, Mananderr appunto, e, fondamentalmente si basa sul volontariato di tanti giovani che credono in questo evento. Nelle sue sette giornate per quattro tappe, ha superato le trentaseimila presenze raggiunte lo scorso anno: “il doppio della luna”.
C'è di più. Le arti di strada non sono un concerto dal palco, ma, grazie proprio alla loro capacità di democratizzazione degli spazi, aiutano a far vivere appieno l'atmosfera dell'arte all’interno della cornice: i centri storici che visitano. Infine, accanto a questo evento se ne muove un altro, “BiosFiera”, una mostra mercato dell'artigianato e delle produzioni tipiche e di qualità dell'enogastronomia lucana che si propone di veicolare, attraverso anche il pubblico presente al festival, la cultura e la conoscenza delle produzioni locali.
Prima ancora che qualcuno si lanci in facili umorismi, voglio ricordare che il presidente di Manaderr è mio fratello Francesco, che io stesso faccio parte della direzione organizzativa dell'evento così come Nicola Manfredelli è fra i promotori e gli organizzatori della kermesse di Brienza che egli stesso cita.
Non c'è nessun conflitto di interessi in questo. Ci sarebbe, semmai, se entrambi, Manfredelli ed io, promuovessimo un evento per vendere più biglietti.
Credo invece di leggere nel pensiero di Nicola quello che è poi alla base anche della nascita del Lucania Buskers Festival: creare un evento capace di mobilitare le energie e le risorse locali per valorizzare la cultura, il territorio e la storia della nostra regione. Questo vale per il Castello Caracciolo di Brienza con le luci ed i colori della manifestazione citata da Manfredelli nel suo commento, e questo è altrettanto vero per i vicoli e le piazze de “La Chiazz”, il centro storico di Stigliano dove il Lucania Buskers è nato o degli altri che visita, con le atmosfere create dagli artisti di strada.
Perché questo non vale se la Regione organizza “La notte della luna”? Primo perché, onestamente, non capisco come Britti, Bennato e Cremonini su un palco valorizzano il Pollino ed il Senisese, e poi perché l’importanza finanziaria di un evento realizzato servendosi di agenzie di ingaggio artisti nazionali non ha ricadute positive sull’economia lucana. I suoni e le luci di Brienza, come le arti di strada del festival itinerante, sono organizzate grazie al lavoro di giovani lucani, al loro impegno, alla loro capacità organizzativa. In una parola, sono organizzati facendo leva su quella che è la più grande delle risorse della nostra Lucania: il patrimonio di cultura, esperienze e conoscenze del suo popolo.
Ma ciò non è tutto. Concentrando l’attenzione di media e informazione su un evento della portata della “Notte della luna” (sui cui esiti ho già detto, anche se solo ironizzando) si sposta l’attenzione da eventi sicuramente più originali ed unici nel panorama nazionale, se non europeo, per non dire migliori. Un concerto, per quanto bello, è sempre e solo un concerto, identico, nel suo genere, a tanti altri. Se invece si voleva veicolare altro attraverso ciò, credo che l’obiettivo non è stato raggiunto, visto che il concerto è stato il monopolizzatore dell’attenzione.
Durante il mese di agosto, invece, la Basilicata è stata teatro di eventi unici, come, per ripetermi, il Lucania Buskers Festival, Suoni e Luci dalla Storia o, per citare il commento di Nicola Manfredelli, La storia bandita della Grancia. Eventi, però, spesso non visti nemmeno dalla stampa locale perché si è guardato altrove. Mi chiedo, che tipicità ha un concerto da un palco? Quale valore aggiunto apporta ad un territorio? In cosa si differisce dai tanti che animano le nostre feste di paese durante i giorni dedicati ai vari Santi Protettori? Nel nome degli artisti? Se è solo in ciò la differenza, allora non ne capisco la ratio.
Ma torniamo alla domanda iniziale: perché “La notte della luna” è emblematica? Perché fa guardare altrove. Perché le prime pagine dei giornali locali, poche settimane fa, sono state attente a tutto ciò che era o sarebbe dovuto essere “Notte della luna”. Così come, poco prima, quelle stesse pagine sono state impegnate a commentare, ricordare, rimarcare la quasi crisi di governo regionale per l’uscita dei consiglieri Udeur dall’aula; o ancora, poco dopo, dalla nomina dei commissari degli enti regionali.
E si continua a guardare altrove…In una regione dove dalla Nylstar di Pisticci alla Cutolo di Rionero, dalla Vitalba di Atella alla Calia di Matera ogni giorno i lavoratori lottano per il lavoro che va via, in una regione dove i numeri dell’emigrazione giovanile continuano a crescere, dove manovre come il reddito di cittadinanza solidale sembrano essere l’unica panacea per i mali sociali, in una regione con una simile situazione economica e sociale i rappresentanti della politica discutono per mesi di “notti al chiar di luna” o di dove mandare questo o quel politico non votato o non candidato.
Alla luce di ciò, forse “strabismo” è un dolce e blando eufemismo…

scritto da: olitarocco alle ore 16:40 | link | commenti
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venerdì, 04 agosto 2006

Arrivederci e buone ferie

Salve a tutti,

     un amico mi ha chiesto perché mai io ce l'avessi con "La notte della Luna". Chiarisco subito: non c'è l'ho a fatto con "La notte della Luna", né con altre manifestazioni di carattere culturale patrocinate e sostenute dalla Regione. E' solo che innanzitutto ritengo l'evento eccessivamente costoso anche in base ai risultati prodotti. 200 mila € per 20 mila presenze non è un risultato di cui andarne fieri. E poi credo che in una congiuntura simile, con problemi a tutte le aziende lucane, dalla Vitalba alla Nylstar, dalla Cutolo alla Calia vedere il Consiglio Regionale impegnato a discutere di notte delle lune o in crisi perché non si riesce a trovare una collocazione politica a chi non è stato eletto mi sembra un po' inopportuno, quantomeno. Ed alla collocazione degli operai di quelle aziende in crisi chi ci pensa? Soprattutto, infine, ritengo che essere elettore di centro sinistra significhi anche e soprattutto continuare ad esercitare il proprio diritto di critica. Io non sto alla Giunta di centro sinistra come un credente alle Scirtture: le delibere e gli atti dell'esecutivo di Governo regionale non sono Vangelo, non sono incontestabili.

     Ma oggi non volgio più parlare di ciò. Vado finalmente in ferie per due settimane, e voglio prendermi due settimane di ferie anche da queste pagine. Quindi vi saluto, dandovi appuntamento al mio ritorno. Arrivederci e buone ferie.

     Ah, dimenticavo. Se non sapete come passare i vostri giorni d'agosto e soprattutto le serate vi ricordo le date del Lucania Buskers Festival, il festival internazionale delle arti di strada di Basilicata organizzato dall'associazione "Mananderr". L'8 agosto a Gorgoglione, tappa anteprima, il 9 e 10 a Grumento Nova, l'11 e 12 a Stigliano per finire poi, il 13 e 14 agosto a Matera. Potete trovare tutte le informazioni sul sito ufficiale del fetival all'indirizzo internet www.lucaniabuskers.com. Cercate di esserci, ne vale la pena. E' un festival che lo scorso anno ha registrato oltre trentamila presenze, e costa meno di un quarto di "Luna"...bye, bye.


scritto da: olitarocco alle ore 13:08 | link | commenti (2)
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giovedì, 03 agosto 2006

Quando è necessaria la critica

Buongiorno a tutti,
            quando si dice vota e fai votare. Io, per il centro sinistra ed a sostegno dell’attuale maggioranza in Consiglio Regionale (come sempre per il centro sinistra in ogni contesto) l’ho fatto. E, almeno spero, con quel mio impegno ho guadagnato, se non altro, il diritto di critica sulle azioni di questa maggioranza all’interno della più alta istituzione democratica lucana.
            Tanto premesso (come si scrive nei documenti amministrativi), quello a cui abbiamo assistito durante l’ultima riunione dell’assise consiliare regionale non è certamente la massima espressione della democrazia. E non sto parlando dell’abbandono dell’aula da parte dei consiglieri della Cdl. No, io sto parlando delle evidenti e palesi ragioni che, a loro detta, un simile gesto lo hanno motivato. Pur non volendo entrare nel merito dell’abbandono della seduta (gesto sempre troppo forte per essere derubricato a semplice “stizza” o momentaneo “nervosismo”) c’è da dire che anche il presidente della Giunta Vito De Filippo ha dovuto ammettere, con non poco disappunto, di non comprendere appieno le ragioni che hanno fatto sì che documenti approvati dall’esecutivo il 7 di luglio siano arrivati alle commissioni consiliari competenti più di venti giorni dopo.
            Così come è altrettanto palese e chiaro che per le commissioni sarebbe stato impossibile esaminare 14 bilanci consuntivi di enti sub-regionali e società regionali, per l’ammontare complessivo di qualche centinaio di milione di euro, da giovedì 27 luglio (data del ricevimento dei documenti da parte delle commissioni) alla mattinata di martedì primo agosto (data della seduta di consiglio al cui ordine del giorno vi era l’approvazione di quegli stessi bilanci). No, in questo caso non vale la solita battuta in stile “italietta” o “repubblica delle banane” dove i consiglieri, lautamente pagati, sono restii al lavoro. Non posso approvare che si dicano simili enormità. I bilanci consuntivi di enti sub-regionali o società con partecipazione della Regione sono il rendiconto presentato dagli amministratori relativamente al “come” essi hanno utilizzato il denaro della Regione. L’approvazione, in buona sintesi, rappresenta un lavoro di controllo: un controllo da parte di chi è stato votato a rappresentare la popolazione e, ovviamente, a difenderne gli interessi.
            Con ciò non voglio dire che i bilanci approvati martedì non siano stati controllati, non sarebbe giusto. In effetti sono stati controllati dalla Giunta supportata dal lavoro di ottimi tecnici. Il problema non è questo. Il problema è che il ruolo di controllore sulla spesa dei fondi pubblici regionali, più che alla Giunta, spetta al Consiglio. E un po’ come la questione della fiducia di cui parlavo ieri a proposito del Governo e Parlamento nazionali.
            La Giunta regionale è espressione della maggioranza in Consiglio scelta dagli elettori in quanto da quest’ultima riceve la fiducia. Fin qui è ovvio. Ma, direttamente, la Giunta non è stata eletta dai cittadini. Dunque, essa ha funzione di governo e di indirizzo, ma, è ovvio, non può svolgere anche la funzione di controllo. Quello che qui ci stiamo chiedendo è “qui custodiet custodes”?
            Cioè, se le commissioni consiliari, e, di conseguenza, il Consiglio, non hanno il tempo di svolgere correttamente la loro funzione di controllo e di verifica, perché esistono? Spiego meglio questa frase un po’ forte. Gli oltre 350 mila elettori lucani, nell’aprile del 2005, hanno scelto i consiglieri regionali confidando che questi avrebbero rappresentato i loro interessi legittimi e che avrebbero controllato, per loro conto e su loro mandato (è un caposaldo della democrazia), l’uso che fosse stato fatto anche delle risorse della Regione: la Regione di chi vota, fa sempre bene ricordarlo. Bene, quindi il Consiglio, e non la Giunta, in democrazia è sovrano. Ora, se il Consiglio non ha oggettivamente il tempo di “guardarsi le carte” può votare solamente su indicazione dell’esecutivo? Può la funzione del Consiglio limitarsi solamente a quella di ratifica degli atti della Giunta? Credo di no, ma le due domande, ovviamente, erano solo retoriche.
            In ultimo, spezzo una lancia in favore dell’esecutivo di governo regionale e, contemporaneamente, ne uso una scheggia per punzecchiarlo. Io credo a quanto ha detto De Filippo che le motivazioni del ricevimento in ritardo da parte delle commissioni e del Consiglio dei documenti della Giunta sia dovuto a meri intoppi burocratici; e per questo condivido, con lui, la necessità di migliorare l’efficienza del sistema e degli uffici regionali anche, e soprattutto aggiungerei, ricorrendo a giovani forze lavorative e favorendo il ricambio generazionale negli uffici della pubblica amministrazione regionale.
Così come credo che agli stessi intoppi sia da addebitare il ritardo registratosi nell’erogazione dei finanziamenti e nell’inizio dei lavori, per complessivi 180 mila euro, per il ripristino e la ristrutturazione del centro di accoglienza per immigrati di Palazzo San Gervasio. Il centro di accoglienza, come lamentato dal sindaco del comune della valle del Bradano, versa infatti in una situazione che definire pessima è un blando eufemismo. La richiesta di finanziamento, concesso per l’ammontare, appunto, di 180 mila euro, nasceva dalla necessità di allestirlo con tutti i confort e renderlo in grado di ospitare i tanti lavoratori stagionali extracomunitari che da qui a qualche settimana giungeranno in zona per la raccolta dei pomodori, di cui l’area è una delle principali produttrici in regione. Da ciò, ovviamente, la necessità di finire tutto entro il mese di agosto. Ma, a pochi giorni dall’inizio delle operazioni di raccolta e, quindi, dall’arrivo dei lavoratori, ancora nulla. Il centro, infatti, è ancora come era prima: in pessime condizioni. E lo stanziamento approvato mesi fa dalla Giunta, nei fatti, non è ancora disponibile. Motivo: intoppi burocratici, è ovvio.
Vorrei sapere, a questo punto e dato che la somma è grosso modo la stessa, se anche per pagare il cache di Bennato, Britti e Cremonini ci sono, o ci saranno, gli stessi “intoppi burocratici”.  

scritto da: olitarocco alle ore 09:00 | link | commenti
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mercoledì, 02 agosto 2006

A chiedere troppa fiducia agli uni si rischia di farla perdere agli altri

Buongiorno amici,
            in soli ottanta giorni di vita, questo nuovo Governo ha già posto ben otto volte la richiesta di fiducia al Parlamento. Niente male, non c’è che dire: continuando così credo non avranno problemi, i nostri Prodi, a superare ogni record precedente della specialità.
            Ho votato per l’Unione, sono di sinistra da sempre (da quando in quinta elementare, come argomento a piacere per gli esami, mi preparai sulla Cina) e vorrei che questo Governo durasse cinque anni. Ottenendo, però, la fiducia del Parlamento sui singoli provvedimenti, e non sul programma, per il quale l’ha già ottenuta dagli elettori.
            Prima di essere attaccato da qualche elettore o esponente del centro sinistra chiarisco subito una cosa. In linea di principio, dato che tutte le forze, e di conseguenza, in teoria, tutti i candidati, hanno sottoscritto ed accettato quel famoso programma “delle 281 pagine”, e considerato che, ad oggi, tutti i provvedimenti adottati e presentati dal Governo alle due Camere rispettano quel patto, le dichiarazioni ed i voti contrari di chi, anche grazie a quel programma, è stato eletto sono fuori luogo e denotano una schizofrenia tipica più del capitalismo che della sinistra. E con questo Caruso e Co. sono sistemati.
            Ciò detto, è comunque penoso veder ricorrere al voto di fiducia ogni settimana un Governo nato da pochi mesi. Cos’è, sono già stanchi di governare? Capisco i dubbi sulla guerra in Afganistan, i problemi di coscienza sull’indulto (anch’io, confesso, ne ho molti. Non tanto dovuti a coloro che usciranno dalle celle, quanto piuttosto legati alle vicende di quelli che, ancora una volta, nelle patrie galere non metteranno piede) finanche i problemi a votare il decreto Bersani: però, miei cari deputati e senatori dell’Unione, amici elettori di quei partiti i cui esponenti in tre mesi hanno minacciato sei volte le dimissioni, chiariamoci.
            Se voi volete continuare con questo balletto scellerato o con la pratica diffusa della minaccia per ottenere visibilità o “crediti” da spendere in altre situazioni o contesti, tanto vale si torni a votare, e subito. Già due ministri hanno minacciato le loro dimissioni (guardandosi bene, però, dal formalizzarle) e spesso abbiamo sentito commenti e posizioni estremamente discordi su questioni importanti da parte di rappresentanti dell’Unione. La diversità di opinione è una risorsa, sempre. Ma quando, come afferma chi se ne fa portatore, è talmente radicale e radicata, allora viene ad essere messa in dubbio la stessa possibilità di convivenza.
Onestamente, credo che così facendo si offre il fianco al centro destra, giustificando, poi le tante cassandre che parlano della prematura fine di questo governo, o, peggio, gli analisti politici (invero tutt’altro che disinteressati) che intravedono nel modello della “Grosse Koalition” l’unica strada percorribile: una strada che, ovviamente nemmeno a dirlo, non mi vedrebbe d’accordo e che rappresenterebbe la riedizione, condita in salsa teutonica, del grande centro per decenni propinatoci dai vertici della Balena Bianca democristiana.
            C’è poi un’altra questione. Prevaricando, con il ricorso alla fiducia, il ruolo di dibattito e confronto, ma anche di controllo e di indirizzo svolto dal Parlamento, questo Governo sta contribuendo a minare dalle basi le istituzioni democratiche del Paese. Ai nostri ministri e capigruppo chiedo: ma veramente non riuscite a discuterne prima in modo civile? Davvero non siete in grado di trovare, per quei provvedimenti e per quelle scelte, una strada comune e condivisa da tutti? Ma non eravate tutti di sinistra? Che fine hanno fatto la concertazione ed il dialogo?
            Non vorrei, poi, che, continuando a ricorrere al voto di fiducia delle Camere con frequenza settimanale, il Governo e l’Unione si stiano incamminando sulla strada di perdere la fiducia di chi vota.

scritto da: olitarocco alle ore 12:09 | link | commenti
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Nome: Rocco Olita
Sono nato a Stigliano (MT) il 3 luglio del 1977, e attualmente vivo a Roccavione, a pochi chilometri da Cuneo. Ho una laurea in Filosofia, conseguita a Bari nel 2000 e sono specializzato in scienze della comunicazione. Mi occupo di comunicazione per professione, di politica per passione e di filosofia perché non posso farne a meno. E proprio dalle mie passioni, vocazioni e professione nasce l'idea di questo blog: raccogliere, esprimere e, di conseguenza, comunicare, temi ed argomenti legati alla Filosofia ed alla Politica, con un occhio particolare, sotto quest'utlimo profilo, ai temi dell'economia e del lavoro.

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