Viva l’Italia, viva l’Italia e gli italiani del 25 e 26 giugno 2006.
Ahi povera Italia, costretta a cercare il riscatto morale perduto nei tribunali degli uomini e della Storia su i campi di calcio al mondiale…sarà forse per questo che al calcio, quello giocato ma anche quello “chiacchierato” e parlato, noi italiani ci teniamo più che gli altri?
Ben ritrovati,
ci sono delle vicende, purtroppo sempre più frequenti, nella vita politica e amministrativa della nostra Regione,
L’ultima, ma solo in ordine di tempo, è quella che vede protagonista
A parte il fatto che non credevamo ci potesse essere tanta mancanza di solidarietà fra sigle sindacali omonime a riguardo delle sorti del medesimo gruppo aziendale, non riusciamo proprio a comprendere le scelte dell’Azienda. Ancor meno,a riguardo, i segnali di soddisfazione espressi dall’assessore alle attività produttiva della Basilicata Donato Salvatore e dal presidente della giunta lucana Vito De Filippo. Certo, il piano è comunque frutto di una trattativa fra sindacati, Regione e Natuzzi, ma non credo ci siano i requisiti per definirlo un successo. Anche perché, al sodo, il piano si traduce in un provvedimento di cassa integrazione speciale di 24 mesi per ben 308 lavoratori. 308 lavoratori che si aggiungono ai 200 che già “beneficiano” dello stesso trattamento.
Ha fatto bene il sindacato lucano a non firmare; quasi a voler dire Basta. Interventi straordinari del governo regionale, stanziamenti, formazione per i lavoratori, e poi nulla: “Prendi i soldi e scappa”, appunto. Per questo non condividiamo la ragione delle soddisfazioni espresse da Salvatore e De Filippo. Degli ultimi 500 dipendenti in cassa integrazione, oltre 300 sono lucani…c’è poco di cui essere soddisfatti. E purtroppo Natuzzi non è l’unica azienda ad abbandonare la produzione nella nostra regione. Barilla è un’altra, con l’aggravante che mentre Natuzzi e di Santeramo, di una terra confinante e contigua, Barilla è pure del Nord, proveniente cioè dalle più ricche zone d’Italia, e dove soventemente si considera la nostra regione come un piccolo dominio coloniale. Barilla va via, mentre
Basta…Se non possiamo evitare che gruppi aziendali chiudano con tanta facilità i loro impianti lucani, cerchiamo almeno di non fornire loro i soldi per comprarsi il nuovo set di valige quando lasceranno la nostra Terra. Cerchiamo di favorire le aziende radicate sul territorio con investimenti mirati, contrastiamo la politica della lobby bancaria che raccoglie i fondi dei risparmiatori meridionali per investirli in progetti produttivi nel Nord Italia, favoriamo l’accesso al credito delle imprese lucane, aiutiamole a crescere, soprattutto credendo in loro e nei loro prodotti, interveniamo su infrastrutture e servizi ed evitiamo di lanciarci in bandi per aziende trevigiane, che poi mai si sono viste.
Un ultimo interrogativo, più che altro un dubbio. Non è che qualcuno si è davvero convinto che a noi in Basilicata, per vivere ed essere felici, basta solo “Pane, amore e fantasia”?
Un ultima cosa. Trujillo attacca anche i movimenti femministi condannandoli perché, a suo dire, “hanno esacerbato il carattere della relazione fra individui”. Come se il voler essere considerate più che semplici sguattere al servizio di uomini/padroni fosse un reato. Ma la concezione del femminismo di alcuni esponenti della Chiesa era chiara da tempo, e non voglio analizzarla qui per l’innato rispetto che porto verso tutte le donne del mondo. Vorrei solo ricordare un’affermazione del 2004 dell’allora cardinale Ratzinger sulla donna, definita “diversa dall’uomo” secondo una differenza, che non va “negata” o “livellata”, ma “riconosciuta”. Non voglio giudicare le espressioni di altri, non mi arrogo tale diritto, chiedo solo perché questo stesso concetto il Clero non possa applicarlo anche a chi la pensa diversamente dalla Chiesa?
Questo sito non è una testata giornalistica e non viene aggiornato periodicamente. Pertanto, non è soggetto alle norme della legge 47/78 richiamata dalla legge 62/2001 e successive.